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  Il Punto: l'editoriale del Direttore Utenti online : 1041

Il "PUNTO" l'editoriale del Direttore, continua ad offrire la prima pagina al "punto" di vista di quei Colleghi che nel corso degli anni hanno, con il loro contributo e con i propri spunti di riflessione, reso questo portale ai vertici della comunicazione medica indipendente in Italia.
Pertanto, anche oggi, il Direttore ripone la sua penna nel cassetto ed offre il proprio editoriale ad un Collega, nello specifico il dott. Francesco Gentiluomo, medico di Medicina Generale del Distretto di Ercolano, che con un suo accorto algoritmo analizza lo stato di malessere che pervade la Medicina Generale.
Nel ricordare ai lettori, che chiunque ne facesse richiesta alla Redazione, può replicare alla chiave di lettura del Collega, eccovi l'odierno numero del "IL PUNTO", affidato quest'oggi a Francesco Gentiluomo



Se rovesciassimo questo schema potremmo leggere in sequenza i meccanismi che hanno portato i MMG a praticare una medicina difensiva.
Ma vediamo in dettaglio come si è arrivati a questo atteggiamento.

La medicina difensiva viene praticata per due motivi. Il primo, di natura medico legale viene perseguito per non cadere nelle maglie della giustizia, ad es.: "anche se hai una gonalgia che si è risolta con una iniezione di antidolorifico, ti faccio fare una RM perché non si sa mai cosa potrebbe nascondere"; il secondo, di natura economica viene invece perseguito per non essere scortesi con il paziente che ci chiede una RM per una gonalgia, perché non si sa mai, se non lo accontentiamo potrebbe revocarci".

Quest'ultimo aspetto è figlio della perdita di autorevolezza del MMG il quale spesso non pratica (fatti i dovuti distinguo) una medicina di offerta, ovvero: io ti visito, riscontro una patologia e richiedo l'esame idoneo a convalidare la diagnosi; al contrario il medico è assoggettato ad una medicina di richiesta ovvero: il paziente entra nello studio, o a volte addirittura per telefono, riferisce che ha dolore al ginocchio e chiede, senza essere stato visitato, che gli venga prescritta una RM ed il medico per paura della famosa revoca lo accontenta.

Queste situazioni, per fortuna non comuni, ma frequenti, sono figlie a loro volta del sistema delle scelte e revoche e della differenziazione tra numero ottimale e massimale.

Analizziamo il primo

Il paziente sceglie il proprio medico e può revocarlo, anche senza giusto motivo, in qualsiasi momento.
In tanti e tante volte hanno sottolineato questo aspetto esecrabile del meccanismo che lega il MMG al paziente, ma non è mai abbastanza il rimarcarlo, e sfido chiunque a dimostrarmi di non aver mai acconsentito a qualche assurda richiesta o non aver mai provato un sentimento di angoscia per la perdita, a volte inspiegabile, di un paziente.

Non dimentichiamo che lo stipendio che ci portiamo a casa è frutto del numero di persone che assistiamo e questo numero è a sua volta frutto non sempre della nostra bravura o della nostra ignoranza.

Domanda: se noi percepiamo per ogni paziente una quota annua divisa in dodici mensilità, perché il paziente ci può revocare in qualsiasi momento e quindi non ci viene garantita l'annualità ?
E non venitemi a parlare di lesa libertà del cittadino perché lesa è quella del medico.

Non sarebbe più giusto che al momento della scelta il paziente rimanesse legato al medico per dodici mesi e poi se vuole, per giustificato e trascritto motivo cambiarlo ?

Questo non per un subdolo e mero motivo economico, ma per permettere al medico di stabilire con il nuovo paziente, un rapporto basato su parametri di correttezza e professionalità e non sulla temuta revoca.
Meditate amici sindacalisti !

Quanti medici si sono visti revocare la scelta semplicemente perché non fanno certe cose (e la lista sarebbe lunga) o non sono accondiscendenti con i pazienti ?
Per fortuna di medici corretti ce ne sono tanti e giustamente non vogliono essere additati ad eroi.
Beato quel paese che non ha bisogno di eroi  - affermava Brecht.

Analizziamo il secondo

Quando si passò dalle mutue alle USL coloro i quali firmarono il nostro primo contratto stabilirino che ogni medico poteva assistere in maniera ottimale 1000 persone, pur tuttavia gli era data la possibilità di poter arrivare ad assisterne massimamente fino a 1500 e questo numero addirittura poteva sforare di un 10 %.
Orbene se ad es. in un comune risiedono 20 mila abitanti, i medici devono essere 20, quindi ogni medico deve avere mille pazienti.
E no! in realtà, non è così, perché chi ne ha mille può incrementare il proprio numero.

Ma vi siete mai chiesti (e questo lo chiedo ai sindacalisti), quali mezzi leciti e non vengono usati per superare il massimale e che se c'è qualcuno che arriva a 1500 ci deve per forza essere qualcun altro che sta a 500, ovvero che se c'è qualcuno che guadagna di più deve per forza esserci qualcun altro che guadagna di meno ?
Non sarebbe stato più giusto introdurre il solo numero massimale ?

La concorrenza può andar bene per i barbieri, i parrucchieri, i pasticcieri e i salumieri, tra i medici invece la differenza la devono fare la preparazione, la professionalità e la correttezza deontologica.
Ma oramai, come si dice dalle mie parti, il sindacato ci ha abbandonati su uno scoglio in mezzo al mare e come scriveva il poeta Giuseppe Giusti nella poesia S. Ambrogio: in tutt'altre faccende affaccendato, / a questa roba è morto e sotterrato.

In sintesi è stato proprio il sistema delle scelte e revoche e quello del numero ottimale e massimale che ha creato e continua a fomentare una sleale concorrenza fra i MMG finalizzata ad accaparrarsi (la parola è bruttissima, ma rende in maniera ottimale il concetto) i clienti.

Purtroppo il numero di scelte non è sempre legato alla professionalità del medico, anzi, spesso è legato a meccanismi che poco hanno a che fare con la bravura e la deontologia e che non sto qui a sottolineare e specificare in quanto conosciuti e risaputi da tutti.

La soluzione ?

Semplice, LA DIPENDENZA, che permetterebbe ai medici di non farsi la guerra, di essere deontologicamente corretti, di non perseguire una medicina di richiesta ma di offerta, di riappropriarsi di quella autorevolezza che loro compete, di caricarsi di professionalità e non di burocrazia ed infine di avere quei sacrosanti diritti che oggi ci vengono negati in nome di un rapporto identificato come parasubordinato cioè una ibrida parvenza della libera professione, che ci qualifica come tali ma che in effetti pretende prestazioni tipiche della dipendenza pur senza riceverne i benefici.

dott. Francesco Gentiluomo
MMG di Ercolano

 
 
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