Testata Giornalistica registrata al Tribunale di Napoli (Reg. n° 32 del 30.3.11) - Direttore Responsabile: Francesco Paolo DE LIGUORO
 
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  Il PUNTO: l'editoriale del Direttore Utenti online : 1651

E' giunta l'ora di dire BASTA: riappropriamoci delle nostre prescrizioni !

La Classe medica deve riappropriarsi dell'atto medico della prescrizione dei farmaci !

Una volta per tutte, e che sia chiaro a TUTTI, la responsabilità professionale nel processo prescrittivo è solo ed esclusivamente del medico. Pertanto la delega della decisione prescrittiva ad altra figura professionale, che da dispensatrice diviene prescrittrice non è più tollerabile, né a mio avviso conveniente !

Chiariamo subito un PUNTO, lo scrivente assolutamente non è contrario agli equivalenti, anzi, ne fa nella propria attività quotidiana un larghissimo uso. Con il loro utilizzo tutti noi medici e con noi il SSN ha avuto la possibilità di realizzare una notevole contrazione della spesa farmaceutica, e questo è per noi cittadini-professionisti, in un particolare momento storico di recessione, un grande successo con effetti positivi che non possono e non vogliono essere disconosciuti.

Ma, a mio avviso, non è più sopportabile né tollerabile la sostituzione selvaggia dei farmaci da parte di alcuni farmacisti, che dispensano a settimane alterne scatolette gialle, bianche, blu .... compresse grandi e piccole, capsule di forma e colore diverso, ecc. ecc., a seconda delle proprie vantaggiose "campagne d'acquisto" utilizzando di volta in volta aziende generiche (con la "a" minuscola) delle quali non se ne conosce l'esistenza né talora la credibilità, e tutto ciò facendo impazzire i nostri Pazienti, specialmente quelli delle fasce più anziane, più deboli, che talora commettono inevitabilmente anche errori nell'assunzione delle terapie prescritte, per non parlare poi della comparsa di effetti collaterali imprevisti o della scarsa risposta terapeutica, con gravi danni alla salute dei pazienti e che ci vede esposti anche a conseguenze medico-legali.

Insomma, una vera e propria situazione insostenibile che deve invitare Tutti noi alla riflessione.

Ma ecco giunta inaspettatamente l'opportunità di uscire da questa palude: grazie all'articolo 11, comma 9, del decreto legge sulle liberalizzazioni firmato dal Presidente Napolitano (24 gennaio 2012) che recita testualmente "il medico, nel prescrivere un farmaco, è tenuto, sulla base della sua specifica competenza professionale, ad informare il paziente dell'eventuale presenza in commercio di medicinali aventi uguale composizione in principi attivi, nonché forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio e dosaggio unitario uguali. Il medico aggiunge ad ogni prescrizione di farmaco le seguenti parole: "sostituibile con equivalente generico", ovvero, "non sostituibile" nei casi in cui sussistano specifiche motivazioni cliniche contrarie" , il medico può e deve finalmente riappropriarsi del proprio potere prescrittivo.

E' giunta l'ora che il medico ritorni a garantire al paziente la terapia più sicura, più collaudata, impedendo che questi si veda sostituita ogni volta il farmaco con prodotti che non sempre garantiscono la stesso principio della bioequivalenza e la stessa qualità.

In sostanza, quando ci vediamo sostituiti un farmaco, sia esso branded o equivalente, con un prodotto "anonimo" di aziende sconosciute, siamo certi che le nostre prescrizioni siano rimpiazzate da farmaci che hanno la stessa bioequivalenza del prodotto di marca ?

Siamo certi che i diversi prodotti dispensati, dei quali spesso, troppo spesso, noi non ne conosciamo l'origine, siano veramente equivalenti in termini di efficacia e sicurezza ?

Intanto, a noi è noto che le autorità regolatorie hanno stabilito che il prodotto generico deve contenere lo stesso principio attivo del prodotto di marca (dose, concentrazione e via di somministrazione); ma le stesse autorità regolatorie non hanno dettato norme particolari per gli ingredienti inerti, per i cosiddetti eccipienti, tranne che essi devono essere "generalmente riconosciuti come sicuri" e che il rapporto tra ingredienti inerti e principio attivo deve essere equivalente a quello del prodotto di marca.
Insomma, sebbene molti prodotti dispensati nelle nostre farmacie oggi siano considerati bioequivalenti, e quasi sicuramente per la maggioranza lo sono realmente, non possiamo negare che in alcune circostanze possano essere dispensati dei farmaci che vanno considerati con criticità, perché possibili cause di BIO-INEQUIVALENZA, quali ad esempio la solubilità in acqua, la ristretta finestra terapeutica e/o la cinetica non lineare.

Per non dimenticare poi che non sempre un farmaco equivalente è autorizzato per le stesse (o tutte) le indicazioni per le quali è stato approvato l'originatore.

Insomma una vera e propria giungla, dove in alcune circostanze la bioequivalenza è dimostrata SOLO per l'indicazione principale, e pertanto, fatta salva questa indicazione, si possono realizzare condizioni dove i farmaci NON possono definirsi, ed effettivamente non lo sono, equivalenti.

E purtroppo, è inutile negare che in queste circostanze tale difformità fa sì che un generico prescritto per una certa indicazione, che solo il farmaco "branded" possiede, possa determinare un suo utilizzo "off label" del prodotto con possibili conseguenze di carattere medico-legale per il medico prescrittore.

E allora ... perché rischiare ?

Ed eccoci quindi ritornati al punto di partenza .....

Chi è il responsabile del processo prescrittivo ???

Indovinate un pò: il medico prescrittore o il dispensatore, trasformatosi suo malgrado in prescrittore ?

Insomma, è inutile fare troppi preamboli: il compito principale del medico, e del medico di Medicina Generale in particolare, è quello di formulare una diagnosi corretta, stabilire una giusta terapia, ottenere la disponibilità del paziente ad effettuare la cura nei modi prescritti ed infine stabilire la giusta risposta terapeutica !
La sostituzione automatica del farmaco di marca con un generico, o tra generici di diversa origine, da parte di personale non medico non può e non deve essere più accettata.

Pertanto, qualora il medico nell'atto prescrittivo ritiene di non utilizzare l'apposizione sulla ricetta della dicitura di "non sostituibilità", di fatto egli trasferisce inevitabilmente al farmacista-dispensatore l'assenza di eventuali problemi connessi alla prescrizione (composizione compresi gli eccipienti) ed alla assunzione del farmaco (indicazioni ed eventuale off label).

Invece, qualora egli ritenga opportuno apporre la dicitura di "
non sostituibilità", che ricordiamo può essere inserita per ogni tipo di farmaco sia esso equivalente, a brevetto scaduto, o in corso, trasferisce al farmacista un vincolo, conseguenza della sua conoscenza diagnostica e fiduciaria, nei confronti sia del paziente che del farmaco utilizzato.

Quindi, una volta per tutte, riappropriamoci delle nostre prescrizioni apponendo sulle ricette questo "benedetto timbro". !

E mi raccomando, che non mi si venga a dire che l'apposizione della "non sostituibilità"costituisca un atto di privilegio verso questa o quella Azienda farmaceutica, dal momento che, fino a prova contraria dimostra esattamente il contrario. Essa rappresenta esclusivamente un atto fiduciario verso un determinato prodotto, costituendo, così come ha sottolineato il Segretario Provinciale della Fimmg Napoli, in un suo commento che faccio mio "l'assunzione di responsabilità e maturità di una Categoria che attraverso il percorso prescrittivo può e deve recuperare la propria autorevolezza e credibilità di ruolo.".

Insomma, per concludere, cari amici, riappropriatevi della vostre prescrizioni: laddove ritenete opportuno che un determinato protocollo terapeutico non possa e non debba essere oggetto di intromissioni apponete sempre il timbro "NON SOSTITUIBILE".
Di quella prescrizione sarete solo Voi i responsabili !

Il Direttore
Francesco Paolo DE LIGUORO

 
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