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Codici in ricetta: Inutile schedatura

Articolo pubblicato su Il Denaro.it a firma del Segretario Organizzativo Nazionale FIMMG, dott. Angelo Castaldo

La Giunta della Regione Campania ha recentemente approvato la deliberazione che impone l'obbligo, per tutti i Medici di medicina generale e ai Pediatri di libera scelta, di inserire nella ricetta a carico del Servizio sanitario regionale, nello spazio utilizzabile dalle Regioni, il codice ICD9-CM relativo alla patologia per la quale si è fatta la prescrizione. Le ricette non redatte secondo tali modalità non saranno riconosciute a carico del Servizio sanitario regionale. Ricordiamo, innanzitutto, che il manuale della classificazione ICD9-CM è stato adottato dal Ministero della Salute allo scopo di permettere l'elaborazione delle schede Sdo (schede dimissione ospedaliere); contiene almeno 14 mila voci di patologie; trasformato in cartaceo (quello che le tredici Asl dovranno rendere disponibile per obbligo amministrativo) ricorda un vocabolario di scolastica memoria. Per tutte le prescrizioni redatte in cartaceo si verificherebbe una vera e propria assurdità: al momento di fare una ricetta il medico, che dovrebbe occuparsi solo di fare diagnosi ed eventuale proposta terapeutica, dovrà sfogliare il “librone” alla ricerca del giusto codice, anzi “appropriato codice”. Ne derivano due gravi conseguenze che rendono praticamente inapplicabile l'obbligo: impossibilità pratica per la ricettazione non informatizzata di ottemperarvi e mancato rispetto del dovere amministrativo delle Asl, di dotare tutti i medici di assistenza primaria e di continuità assistenziale del Manuale della classificazione ICD9-CM. I sanitari interessati nel primo caso sono migliaia: 1440 medici di assistenza primaria non informatizzati su 4586 (pari al 31,5 per cento del totale), 1346 medici di continuità assistenziale (ex Dgrc 1570 del 2004) pari al 100 per cento dei titolari oltre ai sostituti e reperibili, almeno il 50 per cento dei pediatri di Libera scelta non informatizzati su 797 in totale, tutti i medici di assistenza primaria e pediatri di libera scelta in accessi domiciliari. Abbiamo da tempo chiesto che si facesse un'approfondita riflessione sugli oneri economici che si determinano con l'applicazione della delibera, sia nei confronti della Regione stessa sia nei confronti dei cittadini campani. Nel caso della farmaceutica si determinano oneri aggiuntivi a carico del bilancio delle singole Asl e quindi della stessa Regione.
I cittadini non subiscono oneri aggiuntivi, in quanto la quota di compartecipazione è riferita al “pezzo” prescritto che resta tale, ma il numero delle ricette si moltiplica a dismisura in quanto ogni ricetta deve riportare un unico codice ICD9-CM. Questo significa che almeno il 50 per cento delle attuali ricette si dovranno raddoppiare per obbedire all'obbligo, e se si quantifica il costo di ogni foglio - ricetta ne risulta un onere aggiuntivo per il bilancio regionale di cui non si è tenuto conto, oltre al fatto che è notorio che vi sia pure una penuria di ricettari ordinati alla ditta che si occupa della loro fornitura. Invero, nell'allegato alla delibera, si dice che in caso prescrizioni riferite a due patologie il medico deve indicare quello della patologia che lui ritiene più rilevante. Se ce ne fosse ancora bisogno, ecco la piena dimostrazione dell'assoluta insipienza di chi materialmente pensa e scrive questi atti deliberativi; quale razionale giustifica una tale “baggianata” alla faccia della tanto sbandierata appropriatezza lo dovrebbero dire tutti gli Assessori campani che hanno approvato il provvedimento.
Nel caso delle prescrizioni di diagnostica e riabilitazione il danno è prima di tutto dei cittadini che debbono pagare la quota di compartecipazione per la prestazione (ticket). È un fatto gravissimo; per finalità “dubbiosamente” statistiche si costringeranno tutti i cittadini campani “non esenti” a pagare centinaia di euro in più rispetto a tutti gli altri Italiani. Infatti se si deve indicare il codice della patologia oggetto della prestazione, è evidente che non sarà possibile accorpare, come si fa fino ad oggi, prestazioni della stessa branca ma con sospetti diagnostici diversi. Poiché in molti casi diventa poco conveniente (per gli importi e per i tempi di attesa) per il cittadino utilizzare le ricette Ssr rispetto alla prestazione privata, questo incentiverà ulteriormente il ricorso al privato. Non è certo un gran risultato per un Ssr che fa del solidarismo una delle sue grandi parole d'ordine. Crediamo che quando i cittadini campani si renderanno conto di queste gravi conseguenze sarà inevitabile che sorga la ribellione di sindacati confederali e associazioni di tutela dei cittadini.
A ciò si dovrà aggiungere, nel conto, anche la moltiplicazione a dismisura del consumo dei fogli - ricetta, e allora il conto in negativo per l'Erario sarà ben più alto di quello ipotizzato per la farmaceutica.

Privacy a rischio

Ancora più deprimente è la valutazione dell'impatto della delibera sul tema della tutela della privacy dei cittadini. Esprimiamo grande perplessità sull'idea di “classificare” per malattie tutti i cittadini campani, in quanto ci appare come un provvedimento estremamente pericoloso per il trattamento dei dati sanitari. Non crediamo che per proteggere i dati basti l'apposizione della striscia adesiva sulle generalità del cittadino e ciò proprio per le caratteristiche di amovibilità della striscia adesiva, oltre l'evidente anomalia di apporre la striscia su tutte le prescrizioni. I medici campani attendono con grande inquietudine la data della pubblicazione della delibera sul BURC, essendo ben netta in noi la consapevolezza di renderci, nel rispettare tale obbligo, corresponsabili di una grave violazione delle norme sulla tutela dei dati sanitari (che talora si tramutano in dati sensibili, come nel caso di malattie sessualmente trasmesse) dei circa 5.800.000 cittadini campani. Il 16 marzo scorso Claudio Filippi, direttore del dipartimento “Libertà pubbliche e Sanità dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali” ha reso noto che la Commissione Europea ha approvato delle linee guida in 12 punti, indicando principi e garanzie che gli Stati membri dovranno rispettare quando adotteranno il Fascicolo sanitario elettronico Si tratta di linee guida che ogni Stato dovrà attuare e rispettare se deciderà di procedere con la cartella clinica elettronica. Nel caso dell'Italia anche le Regioni dovranno precisare i contenuti del documento. Secondo la Commissione europea l'utilizzo dei dati sensibili sulla salute è possibile solo per scopi ad essa legati e da professionisti tenuti all'obbligo della segretezza rispetto alla decisione autonoma del paziente su come e dove i dati devono essere usati. Tranne che a fini di ricerca e statistici, vanno raccolti solo i dati rilevanti sullo stato di salute del paziente. Sono previste ulteriori restrizioni per dati particolarmente sensibili (su HIV, aborto o malattie psichiatriche); ed il trasferimento dei dati a istituzioni mediche è possibile solo in forma anonima o con pseudonimo, mentre vanno adottate tutte le misure di sicurezza possibili per evitare l'accesso a persone non autorizzate.
La gestione di questa enorme Banca dati della Campania è indeterminata; potrebbe essere addirittura affidata ad un Ente esterno alla Sanità campana. Si resta perplessi per un provvedimento che non comporta neanche risparmi certi, ma che attraverso tale enorme schedario di malattie potrebbe svegliare appetiti sopiti di grandi Aziende del Farmaco e grandi assicurazioni. Contestiamo che con tale sistema si possa valutare l'appropriatezza delle prescrizioni, in quanto la classificazione ICD9-CM comprende quattordicimila voci suddivise in appena sedici raggruppamenti, ma è impensabile che nella consultazione perpetua del librone o del software applicativo vi sia una corrispondenza esatta tra il “problema” presentato dall'assistito e la numerazione codificata che esprime il riferimento a patologie già oggetto di diagnosi conclusa. Si avrà una tale confusione di codici, da rendere i dati della morbilità campana inaffidabili e da scartare da parte di ogni seria indagine epidemiologica.
Infine non è poi vero che tale provvedimento fosse tra i requisiti indicati nel patto di affiancamento sottoscritto con il Ministero della Salute: tra i requisiti vi è “il rispetto degli indici di appropriatezza” che nulla ha a che vedere con la schedatura dei cittadini campani.

 
 

 

 
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