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Roma, 25 ott. (Adnkronos Salute) Situazione tesa tra pazienti e medici di
famiglia in Campania. Colpa dei ticket, o meglio delle norme legate al
Piano di rientro che impongono ai camici bianchi di decidere
sull'esenzione diventata più articolata, con forme di compartecipazione
alla spesa anche per assistiti a cui sono riconosciute prestazioni
gratuite. Una situazione esplosiva, come dimostra l'aggressione della
scorsa settimana a un medico di Castellammare di Stabia, colpito con un
paio di forbici davanti al suo studio da un paziente di 81 anni.
"Purtroppo, in questa fase - ha spiegato all'Adnkronos Salute
Silvestro Scotti, segretario vicario della Federazione italiana
medici di medicina generale (Fimmg) della provincia di Napoli - siamo
costretti ad applicare norme che i pazienti non capiscono e per le quali
si sentono penalizzati. Nessuno ha spiegato loro la ragione dei nuovi
ticket e noi dobbiamo fare un lavoro amministrativo che è fonte di
conflitto con gli assistiti". Una conflittualità sempre più forte in
Campania, 'pagata' soprattutto dagli operatori sanitari che hanno
rapporti diretti con il pubblico per le questioni burocratiche, compresi
gli impiegati allo sportello. In pratica, con il nuovo sistema "c'è di
fatto un ticket di 2 euro (non pagato solo da chi è esente per reddito o
dai grandi invalidi) per la ricetta e uno di 10 euro sulle prestazioni
diagnostiche o specialistiche. Quest'ultimo si riduce a 5 per le persone
con esenzione per invalidità e a zero con l'esenzione per reddito". A
innescare il conflitto il fatto che nelle caselle previste per
l'esenzione è possibile indicarne un solo tipo. "Quando si tratta di un
invalido che ha anche esenzione per reddito, il medico tende a scegliere
quella più conveniente per il paziente - spiega Scotti - ma è difficile
far capire al paziente titolare di due esenzioni che qualcosa dovrà
pagarla: o il ticket sulla prestazione o quello sulla ricetta". "Tutto
questo dimostra - spiega Scotti - che nel momento in cui si
trasferiscono troppe decisioni amministrative al medico di famiglia, che
non gli competono, si lede quel rapporto fiduciario che è la cosa più
importante per il nostro lavoro e su cui si punta anche per rendere più
appropriata la spesa". Oggi in Campania, invece, il paziente ha la
percezione che sia il medico di famiglia a decidere quanto dovrà pagare.
"I nostri studi si stanno trasformando in centri di consulenza
amministrativa, con tempi sempre maggiori dedicati alla burocrazia. E
alle liti. Ogni giorno, sui 40 pazienti che visito, sono costretto a
discutere per l'esenzione con almeno 10 di loro". Colpa della scarsa
chiarezza della norma, secondo Scotti, "che mette in difficoltà tutti
gli operatori della sanità che hanno il contatto diretto con i
pazienti".
Intervista al Segretario Vicario FIMMG Napoli
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