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64° Congresso Nazionale Fimmg-Metis
I sistemi sanitari tra sostenibilità e innovazione:
una sfida per la medicina generale
Santa Margherita di Pula (CA) 15 ottobre 2009
Signor Viceministro, On. Sottosegretario, Signori Assessori, Illustri
Ospiti, Signor Presidente, Signori Congressisti, ringrazio per la Vostra
presenza e per l’attenzione che state per riservare a questa relazione.
Narrazione sintetica dei fatti di un anno difficile, ma importante
Quello trascorso è stato un anno difficile, denso di avvenimenti che ci
hanno portato al sofferto, anche troppo sofferto, traguardo della firma
dell’Accordo Collettivo Nazionale, che è entrato in vigore il 29 luglio
scorso con la sua approvazione da parte della Conferenza delle Regioni.
Nel Congresso 2008 a Villasimius la tensione era fortissima. Da oltre un
anno e mezzo tutti i sindacati della Medicina Generale e della
Pediatria, condividendo la volontà e la prospettiva del cambiamento da
noi richiesto, chiedevano l’apertura delle trattative per il rinnovo
rapido di una convenzione leggera, o ponte, che portasse alla categoria
un minimo ristoro economico a convenzione scaduta da oltre 3 anni, in
previsione di una successiva riapertura a breve termine delle trattative
per costruire la convenzione definitiva del cambiamento. Tutto ciò per
gettare le basi di quella Ri-fondazione che necessariamente comprende
tra i suoi obiettivi identitari più specifici proprio la attenzione e
sensibilità ad una sostenibilità di impianto del SSN e che prevede, tra
gli strumenti per la realizzazione di tali obiettivi, per la vera
Ri-fondazione, spunti di innovazione istituzionale, organizzativa,
logistica, tecnologica e strumentale, come condizione inesorabile per lo
svolgimento di una professione aderente ai nuovi bisogni della
popolazione, permettendo così di realizzare obiettivi di Assistenza
Primaria.
Il Governo aveva già provveduto a deliberare la copertura economica
necessaria al rinnovo, ma, nonostante l’intervento del Ministro Sacconi
per stimolare un inizio e una conclusione rapida delle trattative, dalle
Regioni veniva proposto, proprio la sera precedente alla giornata
politica del Congresso, un testo di integrazione all’atto di indirizzo
considerato inaccettabile dalla FIMMG e da tutti gli altri sindacati
presenti.
Ad un passo dalla dichiarazione unitaria dello stato di agitazione della
categoria, nella sede stessa del Congresso, ancora una volta
l’intervento diretto del Ministro Sacconi permise, nella notte e nelle
prime ore della mattina successiva, di trovare con le Regioni una
soluzione accettabile.
Il cerimoniale del Congresso fu sconvolto tanto che, in ordine allo
stravolgimento generale degli avvenimenti, ho ritenuto fosse inopportuno
dare lettura della relazione predisposta, densa di contenuti tecnici e
politici
relativi alla Ri-fondazione, per affrontare, con un intervento
estemporaneo orientato sulla drammatica contingenza che si imponeva, gli
argomenti riguardanti le difficoltà e le conflittualità che durante i
primi giorni del Congresso avevano reso critici i rapporti con la SISAC
e con le Regioni.
Alla base di quelle difficoltà e di quei conflitti si evidenziava un
atteggiamento di diffidenza delle Regioni nei confronti degli obiettivi
di cambiamento da noi identificati quali prioritari.
Risultava ormai evidente alla componente più propositiva della categoria
(nella quale includo FIMMG, FIMP e SUMAI) che, per poter procedere con
efficacia verso un reale ed autentico cambiamento, si sarebbe reso
necessario un accordo che, senza aggravare la condizione operativa dei
medici, potesse fornire alle Regioni la prova concreta della nostra
volontà di procedere in modo coerente alle proposte formulate.
Su tali premesse nasce il preaccordo del 22 dicembre 2008, attraverso un
percorso impegnativo, non privo di momenti conflittuali, superati anche
grazie all’armonia che in quel periodo caratterizzava i rapporti fra i
sindacati della medicina convenzionata.
Con il preaccordo la categoria, a fronte di garanzie economiche,
previdenziali e assicurative, si assumeva alcuni importanti obblighi,
quali l’adesione alle forme organizzative, il flusso informativo e la
ricetta on line che, seppur non immediatamente realizzabili,
costituiscono indispensabili premesse al processo della Ri-fondazione e
rappresentano garanzie di efficacia ed efficienza per investimenti
strutturali che Governo e Regioni si propongono di realizzare.
Alla vigilia della firma, nonostante l’inasprirsi della conflittualità
interna alla categoria, la FIMMG ha saputo essere coerente e confermare
la propria credibilità firmando il preaccordo.
I successivi ritardi, dovuti sia alle difficoltà sollevate da parte del
Ministero dell’Economia e delle Finanze relativamente all’aumento del
contributo previdenziale sia alla complessità a trasferire il preaccordo
nell’articolato definitivo, sono stati alla base dell’inasprirsi di
polemiche e del diffondersi della sensazione, anche fra gli iscritti
FIMMG, che la firma definitiva dell’accordo avrebbe potuto comportare
danni alla categoria.
Si è creato un clima sempre più teso e difficile fino alla firma del
nuovo ACN del maggio 2009, in cui le difficoltà sembravano soprattutto
legate ai rapporti con la parte pubblica: incomprensioni, glossari tanto
diversi da ostacolare in maniera significativa la condivisione, in
sintesi un complessivo clima politico di reciproca diffidenza. Ciò ha
sicuramentecontribuito a creare, anche all’interno della FIMMG, un’atmosfera non
costruttiva.
Questo è stato un momento davvero difficile, anche drammatico, tanto da
rendere necessario un chiarimento, una “resa dei conti”, rispetto alla
quale ognuno ha dovuto affrontare e chiarire le proprie appartenenze, le
proprie convinzioni, con senso di responsabilità e di lealtà nei
confronti del Sindacato. Alla fine la FIMMG ne è uscita sicuramente
coesa e rafforzata nei punti di incontro, ma non vi nego che si è
trattato di un momento critico, di prova, reso particolarmente delicato
dalla specificità della fase di passaggio verso un importante
cambiamento, che prevedibilmente ha comportato paure, preoccupazioni,
l’ansia che il nuovo potesse comportare perdite, difficoltà eccessive,
compromissione del rapporto di fiducia con i pazienti, inadeguatezze
professionali.
Il risultato finale è stato comunque positivo sia per la FIMMG che per
la parte pubblica, infatti entrambe con l’accordo si sono impegnate al
cambiamento, secondo un paradigma che si può sintetizzare in modo
estremo nella frase “la Medicina Generale si impegna a cambiare, ma solo
nel momento in cui sarà messa nelle condizioni di farlo”.
La categoria ha giustamente preteso a gran voce adeguate garanzie, in
particolare che lo sviluppo organizzativo e il finanziamento della
Medicina Generale non fossero compromessi o congelati in attesa di
futuri investimenti, che la congiuntura economica non fa apparire
raggiungibili a breve.
Questa è stata una importante lezione che ci ha confortato nella
convinzione che i grandi cambiamenti si possono realizzare solo
attraverso piccoli passi, concreti e determinati, orientati nella giusta
direzione, e proprio perché non puntiamo a vincere le battaglie ma la
guerra, tutte queste difficoltà hanno portato ad un rafforzamento e ad
una visione positiva di quelle che sono le prospettive della categoria.
E lo dico non per ottimismo al di là della realtà, ma perché sono ben
consapevole del contesto generale difficile in cui ci troviamo, non solo
come categoria.
Il percorso compiuto e quello che ci attende sono complicati dalla crisi
economica che caratterizza il contesto mondiale in generale e la nostra
economia in particolare. Crisi che da un lato limita le risorse da
investire nel cambiamento, ma dall’altro sollecita il cambiamento
stesso, proprio per garantire la sostenibilità di un sistema sanitario
che deve affrontare le sfide importanti dell’aumento della speranza di
vita della popolazione e dell’aumento dei malati cronici e non
autosufficienti.
Alla crisi economica si aggiunge peraltro, forse comunque connessa alla
crisi stessa, l’attuale acuta problematicità del confronto tra Governo e
Regioni che sta attraversando uno dei momenti più delicati.
Sostenibilità del sistema – Realizzazione della Assistenza Primaria –
Ruolo della Medicina Generale
La nostra categoria appartiene in termini di politica sanitaria al mondo
dell’Assistenza Primaria che è stata inizialmente la cenerentola di
tutti gli ambiti assistenziali. Poi si è diffusa la convinzione che per
necessità di garantire appropriatezza e sostenibilità al sistema si
dovesse spostare l’assistenza verso il territorio, che il medico di
medicina generale fosse il fulcro, il gatekeeper, senza però che ci
fosse una chiarezza definitiva di ruoli, compiti e funzioni.
Oggi si pone il problema in termini molto più cogenti: la mancata
realizzazione dell’Assistenza Primaria diventa esiziale alla
sostenibilità dell’intero sistema sanitario italiano, e comporterebbe il
venir meno di una parte significativa di un Welfare Social System che si
qualifica per l’ambito delle garanzie che vuole assicurare ai cittadini.
Pertanto è improcrastinabile avviare, con investimenti a breve e medio
termine adeguati, un profondo cambiamento della Medicina Generale che,
pur meritoria per il contributo fino ad ora fornito alla tutela della
salute dei cittadini, deve trovare un nuovo assetto capace di garantire
una efficace ed efficiente presa in carico dell’assistenza del cittadino
in un atteggiamento di iniziativa.
Rinviare tale processo di rinnovamento significa continuare ad erogare
in strutture di secondo livello prestazioni ad alto costo in modo
inappropriato o, in alternativa, razionare progressivamente e
drasticamente le prestazioni garantite dai livelli essenziali di
assistenza, trasferendole sempre più a carico dei cittadini.
A tal proposito, da uno studio presentato nel 2008 condotto dal CERGAS
Bocconi e dal Laboratorio di Ricerca della FIASO (Federazione Italiana
delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere) dal titolo “Un modello per il
governo del territorio delle Aziende sanitarie” che ha rilevato tra il
2003 e il 2006 oltre 300 indicatori di costi e di attività di 13 ASL
italiane rappresentative di oltre 5 milioni di residenti, emerge
l’attuale sbilanciamento dell’intero sistema assistenziale a favore del
livello ospedaliero, come dimostrato dall’entità dei costi sostenuti per
l’erogazione dell’assistenza ospedaliera, di gran lunga superiori a
quelli sostenuti per l’erogazione dei servizi di
Assistenza Primaria. Tale dato viene confermato anche dal dettaglio
delle componenti di costo dell’assistenza specialistica, la cui
erogazione dei servizi a livello ospedaliero è pari al 53% del totale
dei costi. A fronte di tali cifre, colpisce l’esiguità cui corrispondono
i costi pesati per residente relativi alla Medicina di famiglia (medici
di medicina generale e pediatri di libera scelta) pari a 96 euro.
Tutto ciò è in linea con i dati riportati nel Rapporto CEIS Sanità 2008,
Università di Roma Tor Vergata, “La Sanità delle Regioni. Bilancio e
prospettive a sette anni dalla riforma del titolo V e alla vigilia del
federalismo fiscale” di cui si riproducono alcuni stralci nel box
sottostante.
BOX. “La Sanità delle Regioni. Bilancio e prospettive a sette anni dalla
riforma del titolo V e alla vigilia del federalismo fiscale”. Rapporto
CEIS Sanità 2008.
La spesa sanitaria
Il progresso nelle cure e nello sviluppo di nuove medicine ha
contribuito ad un continuo miglioramento nello stato di salute goduto
dai Paesi OECD negli ultimi decenni. Allo stesso tempo, la spesa
sanitaria non è mai stata così alta, continuando ad assorbire una
percentuale del PIL crescente.
A fronte di un perdurante vincolo di bilancio pubblico, aggravato dalla
scarsa crescita economica, la crescita della spesa sanitaria è oggetto
di preoccupazione a causa della sua influenza determinante sui conti
pubblici anche al fine di evitare la prospettiva, messa in luce
dall’OECD, che prevede una spesa media in Italia nel 2050 del 9,7% del
PIL.
Secondo l’OECD, a politiche invariate, la componente pubblica della
spesa sanitaria, inclusa quella per gli anziani non autosufficienti,
potrebbe raddoppiare nell’arco di pochi decenni, in Italia come in molti
altri Paesi. La crescita osservata e prevista della spesa sanitaria,
dunque, induce a forti preoccupazioni i policy makers, che si trovano a
dover affrontare una siffatta situazione a fronte di budget pubblici
sempre meno consistenti.
La porzione di PIL allocata nel 2006 alla spesa sanitaria (totale) varia
considerevolmente tra i Paesi: dal 15,3% degli Stati Uniti a Paesi come
l’Italia, che pur collocandosi nella media dell’OECD con una spesa al
9,0% del PIL (media OECD pari a 8,9% così come nell’anno precedente),
resta al di sotto dei suoi principali partners dell’Unione Europea come
Francia e Germania.
In particolare la spesa sanitaria pubblica Italiana è pari al 6,7% del
PIL nel 2007 in leggera riduzione rispetto ai livelli 2006 (6,8%).
Nel periodo di tempo 1982-2007, la spesa sanitaria si è trovata
costantemente al di sopra del livello di finanziamento del SSN, per cui
si è assistito alla cronica formazione di risultati di esercizio
negativi dalla nascita del SSN ad oggi.
Le spese per ricovero nei Paesi OECD
Elemento che accomuna i sistemi dei diversi Paesi è il rilevante
assorbimento di risorse dell’assistenza ospedaliera.
La spesa per prestazioni erogate in regime di degenza costituisce, in
tutte le realtà considerate, una quota piuttosto rilevante della spesa
sanitaria totale. I Paesi che destinano una quota maggiore di spesa
sanitaria alla spesa ospedaliera sono Islanda, Svizzera e Italia in cui,
nel 2006, la spesa per degenza è pari rispettivamente al 56,6%, 46,2% e
al 45,20% della spesa sanitaria totale. Viceversa risorse minori vengono
destinate all’assistenza ospedaliera da Portogallo, Svezia e Stati Uniti
(rispettivamente 20,7%, 25,0% e 25,9% della spesa sanitaria totale)
L’onere complessivo della spesa ospedaliera così stimata è pari nel 2007
al 42,1%della spesa sanitaria pubblica totale e ammonta a circa € 43,4
mld., imputabile per l’80,3% circa alle strutture pubbliche e per il
restante 19,7% a quelle accreditate.
Il sistema di assistenza specialistica
L’assistenza specialistica ambulatoriale riveste una importanza
fondamentale all’interno del Sistema Sanitario italiano: tra la spesa
convenzionata è seconda alla sola assistenza farmaceutica ed è
certamente il tipo di assistenza più utilizzata con la peculiarità,
peraltro, di svolgere prestazioni di diversa natura e complessità. La
spesa sanitaria specialistica totale si stima compresa fra i € 11,5 e
12,0 mld., imputabile per il 70,0% circa, come dimostrato anche dal dato
OECD, alle strutture pubbliche e per il restante 30,0% a quelle private
accreditate, nonostante queste ultime costituiscano circa la metà delle
strutture totali.
Secondo i dati OECD la spesa specialistica in Italia è pari al 2,7% del
PIL nel 2006 in crescita dello 0,3% rispetto al 2001. La quota di spesa
specialistica su PIL maggiore si osserva nel 2006 negli Stati Uniti
(6,9%).
La spesa specialistica pubblica e privata in Italia costituisce una
quota rilevante della spesa sanitaria totale: 30,1% nel 2006 e 29,0% nel
2001. I Paesi in cui la percentuale di spesa ambulatoriale sul totale di
spesa sanitaria è maggiore sono ancora gli Stati Uniti.
La crescita della spesa per l’assistenza di base è sufficientemente
omogenea tra le Regioni, e comunque inferiore ai ritmi di crescita della
spesa sanitaria complessiva.
Risulta evidente dunque la necessità di un vero spostamento di risorse
sul territorio per poter realizzare efficacemente un cambiamento
strutturale della Assistenza Primaria. Già la stessa proposta di intesa
Stato Regioni presentata dal Governo a fine settembre, che
appropriatamente prevede l’aumento della percentuale di spesa sanitaria
dedicata all’assistenza territoriale al 55% del totale, dovrebbe anche
definire specifici indicatori per evitare che nei bilanci aziendali e
regionali la percentuale diventi, come in passato, solo apparente.
La FIMMG e i Rapporti Istituzionali
La FIMMG attualmente rappresenta una categoria che ha dimostrato di
sapersi meritare il rispetto, sia da parte delle istituzioni governative
sia da parte delle Regioni, e questo grazie al fatto anche di non aver
mai assunto delle posizioni politiche pregiudizievoli ed ideologiche, ma
di aver sempre contato sulla forza degli argomenti, dei fatti, sulla
lealtà e su un consolidato senso di responsabilità.
Pertanto anche questa volta, di fronte alla necessità di un cambiamento
così significativo rispetto alle prospettive e soprattutto rispetto alla
sostenibilità del SSN, la FIMMG si presenta come interlocutore di
riferimento e fattivo sia dell’ambito istituzionale governativo sia
delle Regioni.
Nell’ambito istituzionale i rapporti con il Governo sono costanti e
articolati, come più volte confermato dal Viceministro Fazio. Lo
testimonia la partecipazione della FIMMG ai seguenti tavoli di lavoro
e/o Commissioni:
•
Tavolo farmaceutico;
•
Consultazione per la definizione dell’atto di intesa Stato Regioni per
l’impiego del Fondo del Piano sanitario nazionale, in particolare per
quanto riguarda la continuità assistenziale 24h;
•
Unità di crisi per l’influenza A;
•
Elaborazione di linee guida per l’integrazione ospedale/territorio;
•
Gruppo di lavoro professione/università sulla formazione in Medicina
Generale;
•
Gruppo di lavoro per gli interventi in Abruzzo;
•
Tavolo di programmazione della rete per la terapia del dolore.
Nell’ambito dei rapporti con le Regioni, con tutte le difficoltà e la
delicatezza del momento, va sottolineato che sono già avviati i lavori
per il rinnovo del secondo biennio in un clima totalmente diverso
rispetto a quello tormentoso che aveva caratterizzato i rapporti nel
precedente accordo. Un clima di condivisione, di lavoro collaborativo,
in cui il glossario si fa sempre più comune, in cui i presupposti sono
sicuramente più lineari, e quindi più costruttivo. Pertanto si prefigura
la prospettiva, spero di non essere eccessivamente ottimista, di un
lavoro snello, efficace e
che in breve tempo potrebbe portare dei buoni risultati, quelli che noi
auspichiamo.
Siamo oggi in attesa che l’atto di indirizzo per il rinnovo del secondo
biennio 2009 sia approvato dal Comitato di settore. Credo che sia la
prima volta che a così breve distanza dalla firma di un accordo le
Regioni decidano di avviare le trattative per il successivo. Il
Presidente del Comitato di Settore Romano Colozzi aveva chiarito le sue
intenzioni in tal senso il giorno stesso della presentazione dell’ultimo
accordo, e ad oggi sta mantenendo la promessa. Credo che questa sia la
migliore dimostrazione del nuovo rapporto che si è creato fra categoria
e Regioni, un rapporto di maggiore reciproca fiducia, di condivisione
della volontà di offrire alla Medicina Generale l’opportunità di
realizzare i cambiamenti richiesti, magari confrontandosi sui modi, sui
tempi, ma con la reciproca consapevolezza della necessità di garantire
al SSN un’Assistenza Primaria sempre più efficace ed efficiente.
L’Accordo Collettivo Nazionale
La FIMMG in questo rinnovo si pone alcuni obiettivi minimi fondamentali
e si augura di poter chiudere l’accordo entro la fine dell’anno, per
poter avviare con calma, dopo la tornata elettorale delle Regioni, la
definitiva nuova convenzione 2010-2013.
Avremmo così recuperato il cronico ritardo e questo sarebbe di per sé un
grande risultato.
Nella stesura del prossimo accordo, quello che inizierà a porre basi
concrete del cambiamento, i contenuti di un ruolo appropriato del medico
di medicina generale richiederanno una diversa organizzazione della sua
attività, nella prospettiva di realizzare un vero lavoro di squadra.
Così come già delineati nel documento della Ri-fondazione e nelle
successive versioni, i prossimi passaggi per l’effettiva realizzazione
di questo cambiamento saranno:
-
l’introduzione graduale dell’Accesso Unico all’area della Medicina
Generale e quindi l’identificazione di un’unica figura professionale per
i medici di medicina generale di assistenza primaria, di continuità
assistenziale e della medicina dei servizi, che svolgono le loro
attività in forma oraria e forma fiduciaria;
-
la conferma delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) ed una più
articolata definizione delle Unità Complesse di Cure 8 Relazione del
Segretario Generale Nazionale –
Primarie (UCCP), prevedendo fra queste ultime anche forme omogenee per
categoria, cioè costituite da soli medici di medicina generale, in modo
da ottenere due risultati fondamentali:
1.
offrire un percorso più graduale e più esteso di evoluzione dalle
attuali forme associative ed organizzative (nuclei, unità e gruppi di
cure primarie, équipe) presenti nelle diverse realtà regionali, verso le
forme più complesse che prevedono l’integrazione di altri medici
specialisti convenzionati;
2.
avviare al più presto il processo di integrazione fra medici di famiglia
e medici di continuità assistenziale in un lavoro di squadra;
-
il perfezionamento della figura del Referente/Coordinatore della AFT o
UCCP, individuando un nucleo iniziale di compiti sostenuti da uno
specifico compenso orario;
-
l’avvio della ristrutturazione del compenso in modo da cominciare a
distinguere la parte relativa all’onorario professionale da quella
destinata ai fattori di produzione, individuando anche sedi e dinamiche
diverse di negoziazione;
-
l’impostazione di una politica condivisa del personale di studio, che
accanto alla figura del collaboratore di segreteria e dell’infermiere,
possa prevedere anche l’inserimento dell’Operatore Socio-Sanitario,
promuovendo per tutti l’esigenza di orientare, sia pure con gradualità,
una formazione specifica ai compiti che dovranno svolgere nell’area
della Medicina Generale;
-
l’ulteriore sviluppo del processo di informatizzazione della Medicina
Generale, favorendo investimenti strutturali e formazione specificamente
orientata allo sviluppo della Information and Communication Technology
(ICT), considerandola un’opportunità di maggiore integrazione
dell’attività professionale individuale nell’ambito di reti di
assistenza più ampie. Ciò consentirà un efficace ed appropriata
complementarietà tra diversi livelli di assistenza e differenti
competenze professionali.
Guardare avanti…
La realizzazione dei nostri traguardi potrà essere garantita solo
attraverso un presupposto che ritengo irrinunciabile, cioè un
approfondimento culturale e scientifico, di cui mi sono fatto promotore
da qualche anno avendo cura che potesse svolgersi anche avvalendosi del
contributo di professionalità appartenenti ad ambiti diversi dal nostro.
Sono nate così alcune collaborazioni, prima con la Dottoressa Mazzeo e
con il Professor Guzzanti, poi con il Professor Cicchetti e il Professor
Meloncelli, fino alla costituzione, sostenuta dalla Pfizer nella fase di
avvio, del GISAP – Gruppo Indipendente per lo Studio dell’Assistenza
Primaria – di cui io stesso sono membro.
Questo gruppo ha fino ad ora lavorato ad una sistematizzazione della
materia ed all’individuazione della maggior parte dei temi che devono
essere oggetto di approfondimento, realizzando, come prima iniziativa,
un volume dal titolo “L’Assistenza Primaria in Italia dalle condotte
mediche al lavoro di squadra” che è stato presentato il 15 luglio scorso
nell’Auditorium del Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche
Sociali, alla presenza del Ministro Sacconi e del Viceministro Fazio e
che nel pomeriggio sarà presentato a questo Congresso.
Il GISAP è nato su iniziativa e stimolo della FIMMG, ma è importante
sottolineare che da essa si distingue nettamente, che ha voluto inserire
nel nome l’aggettivo Indipendente proprio per sottolineare la sua
autonomia da qualsiasi gruppo di interesse, pur naturalmente chiamandoli
tutti a dialogare fra loro.
Questo gruppo di lavoro continuerà a lavorare e consentirà, attraverso
la produzione di documenti, di proposte, di analisi e di studi, di
avviare e approfondire una serie di tematiche indispensabili per la
verifica dell’applicabilità dello sviluppo dell’Assistenza Primaria, ed
in essa della Medicina Generale. Verranno affrontate tematiche cruciali,
come quelle che approfondiremo nel pomeriggio e che riguardano in
particolare l’integrazione socio-sanitaria, le residenzialità come forma
fondamentale di Assistenza Primaria e il ruolo dei medici di medicina
generale in questo tipo di assistenza, la formazione dei medici di
medicina generale, l’integrazione con le altre professionalità.
Indubbiamente, il mio compito per raggiungere un vero cambiamento per la
categoria è quello di garantire una duplice attenzione, di pari grado,
di pari importanza tanto ai rapporti politici di carattere istituzionale
della categoria, quanto a quelli più capillari, quelli delle sezioni,
delle province, quelli dei colleghi che ogni giorno incontrano tutta la
realtà
italiana nella sua diversità. Quindi sarà di altrettanto irrinunciabile
importanza prestare grande attenzione al coinvolgimento capillare della
categoria, parlare al cuore dei medici di medicina generale, senza però
dimenticare che i grandi cambiamenti, le ri-fondazioni come quella a cui
ambiamo noi, non si possono ottenere se non si costituiscono dei
cambiamenti di tipo culturale e di profonda attenzione ai contenuti.
In questo Congresso si è scelto di dare ampio spazio ai temi
dell’innovazione, sia di tipo organizzativo che tecnologico,
considerandoli strategici per la sostenibilità del sistema sanitario,
oltre a trattare temi di rilevanza per la categoria quali quello della
previdenza e del fisco. Si considerano di seguito alcuni aspetti
significativi di questi temi.
Informatizzazione
I medici di medicina generale si sono impegnati con l’ultimo accordo
alla realizzazione del flusso informativo e alla spedizione della
ricetta on line. Anche per quanto riguarda il certificato INPS non hanno
assunto posizioni pregiudizialmente contrarie ed anzi hanno offerto
tutte le loro competenze per la realizzazione di un sistema efficiente
ed efficace.
Chiedono però con fermezza di essere messi nelle condizioni di adempiere
a questi compiti senza dover sostenere di tasca propria gli investimenti
necessari, chiedono regole chiare ed uniformi, chiedono di non essere
esposti ad intimidazioni attraverso leggi che impongano obbligatorietà
non realizzabili e che prevedano penalizzazioni devastanti quali la
perdita del rapporto convenzionale.
Prima di criminalizzare il comportamento dei medici, che nel settore
stanno sviluppando competenze specifiche da anni, è opportuno che
Governo e Regioni identifichino una indispensabile sede di coordinamento
delle progettualità e dell’impiego delle risorse in campo.
Non possiamo che denunciare il comportamento di alcuni membri del
funzionariato del Ministero dell’Economia e delle Finanze che,
nascondendosi dietro il timore di presunte rivendicazioni economiche, di
fatto rifiutano il confronto con la categoria e disperdono risorse in
sperimentazioni destinate a fallire e si ostinano a impiegare
classificazioni quali l’ICD9-CM, universalmente ritenuta inadatta
all’Assistenza Primaria e facilmente sostituibile con altre. Fra l’altro
tale specifica rigidità comporterà l’inevitabile fallimento
dell’iniziativa, sia perché contiene alcuni elementi
fortemente ostacolanti l’attività quotidiana del medico, sia perché la
maggior parte dei cittadini opporrà il suo personale ed esplicito
rifiuto alla trasmissione dell’informazione, come la legge consente, sia
perché, infine, i dati raccolti non consentiranno di ottenere le
informazioni desiderate e necessarie.
Scriveremo al Ministero dell’Economia e agli altri Ministeri interessati
per mettere in evidenza i dettagli dei problemi, non con spirito
ostativo, ma con l’intenzione di favorire processi che riteniamo
fondamentali anche per lo sviluppo professionale della nostra categoria.
Riteniamo infatti che un’informatizzazione diffusa ed un flusso di dati
di buona qualità sia presupposto indispensabile a quel processo di
rendicontazione necessario a far emergere e perfezionare l’attività
misconosciuta e preziosa dei medici di medicina generale, come anche a
fornire una approfondita conoscenza dei bisogni assistenziali, della
domanda, importante per la clinical governance, a livello periferico e
per la definizione dei finanziamenti a livello regionale e nazionale.
Formazione
La nostra categoria, di fronte alla mancata assunzione in carico del
problema nell’ambito del corso di laurea da parte dell’Università, ha
sviluppato autonomamente, al suo interno, l’analisi dei propri compiti,
del sapere, saper fare e saper essere necessario allo specifico contesto
ed alle particolari metodologie e criteri da adottare.
La maggior parte dei medici di medicina generale è autodidatta ed ha
cercato nelle iniziative spontanee delle organizzazioni della Medicina
Generale risposte alle proprie esigenze formative. Il risultato è ancora
caratterizzato da una disomogeneità eccessiva. Il futuro della Medicina
Generale richiede invece una formazione omogenea su tutto il territorio
nazionale.
Signor Viceministro, Signori Assessori, l’attuale situazione della
formazione in Medicina Generale ha assoluto bisogno di un riordino che
garantisca un insegnamento della disciplina fin dai primi anni del corso
di laurea in medicina e che, pur nel rispetto delle autonomie regionali,
garantisca una formazione specifica post laurea sostanzialmente omogenea
a livello nazionale nei programmi, non più orientati sull’organo e sulla
patologia, ma sulla persona e sui suoi problemi sanitari e sociali,
sulle esigenze della collettività e del servizio sanitario.
La FIMMG propone di creare un organismo nazionale che sappia rilevare le
esperienze che autonomamente si vanno realizzando nel territorio,
cogliere gli elementi positivi e restituire indirizzi di contenuto ed
organizzativi. Soprattutto è necessario un organismo che accrediti
direttamente i medici di medicina generale abilitati all’insegnamento
della Medicina Generale sia nei corsi di laurea che nella formazione
specifica post laurea.
Agenzia Italiana del Farmaco
Il pensiero della FIMMG rispetto al pianeta farmaco non ha subito
variazioni: il farmaco costituisce la principale tecnologia di cui il
medico di medicina generale dispone per prevenire e curare. Resta di
fondamentale riferimento il criterio dell’appropriatezza, non intesa
come mera applicazione dei risultati dell’EBM, ma fondata sulla verifica
dei risultati ottenuti in termini di tutela della salute.
Dopo anni di difficoltà, di dialogo e collaborazione con l’AIFA oggi
guardiamo con fiducia le opportunità di partecipazione che l’Agenzia del
farmaco ci offre, che verranno presentate nel dettaglio nella sessione
di domani. In particolare, la FIMMG esprime pieno apprezzamento per
orientamento attuale dell’AIFA e la sua attenzione agli scenari
internazionali.
ENPAM
La previdenza è un aspetto cui la categoria guarda con molta attenzione,
essendo costituita da una popolazione che raggiungerà a breve l’età
pensionabile in gruppi sempre più numerosi. Il numero complessivo dei
medici candidati ad assumere la convenzione in Medicina Generale tenderà
a diminuire, come anche il numero dei medici di medicina generale
attivi, e sarà necessario affrontare il problema di mantenere costante
il volume complessivo della contribuzione.
Abbiamo un ente solido che con il suo patrimonio e una corretta gestione
può garantire la copertura delle pensioni anche nei momenti in cui ci
sarà il ricambio più numeroso.
Chiediamo al Governo di aiutarci a sostenere questo impegno e questa
tranquillità che la categoria si è costruita con le proprie forze e che
intende continuare a consolidare anche attraverso l’aumento della
contribuzione nella misura più appropriata. Nei prossimi anni intendiamo
programmare e realizzare aumenti graduali della contribuzione in
occasione di ogni rinnovo contrattuale, incrementi concordati con gli
altri sindacati, con l’ENPAM stesso e con il Governo.
Il medico italiano, soprattutto quello convenzionato, si è sempre fatto
carico della propria responsabilità in campo previdenziale e
assistenziale e intende sviluppare ulteriormente questa prospettiva
studiando le modalità per garantire a noi, quando saremo “grandi”,
sempre maggiori supporti, anche in caso di ridotta autosufficienza.
Ringraziamo il Presidente Eolo Parodi che fra mille difficoltà ha saputo
conservare un livello elevato di garanzie.
Fisco
La FIMMG è costantemente impegnata nella ricerca di una definizione di
un trattamento fiscale meno iniquo e più equilibrato rispetto a quello
degli altri professionisti.
L’imposizione dell’IRAP sui redditi convenzionati dei medici di medicina
generale rappresenta la più grossa iniquità fiscale. Non ci stancheremo
di ripetere civilmente che le spese per i fattori di produzione, per
noi, non rappresentano un’opportunità di aumento dei guadagni, ma una
loro riduzione e un aumento della qualità del servizio erogato ai
cittadini. Riferisco con soddisfazione rispetto all’impegno profuso che
gli approfondimenti fatti con l’Agenzia delle Entrate e i contenziosi
avviati in diverse Regioni ci stanno dando ragione, anche in sede di
giudizio avanzato.
Così come possiamo considerare un nostro successo il fatto che dal 2010
gli Studi di Settore che ci riguardano saranno modificati in modo da
tenere conto della nostra specificità.
Società di servizio
La sostenibilità organizzativa necessaria alla realizzazione di
obiettivi di Assistenza Primaria prevede obbligatoriamente il lavoro in
squadra e la fornitura dei fattori di produzione dovrà trovare modalità
di gestione adeguate.
La FIMMG pertanto guarda con attenzione a tutte le forme organizzative,
comprese quelle societarie, che si dimostrino capaci di implementare e
supportare il lavoro in squadra, auspicando e promuovendo
una chiara regolamentazione nonché l’individuazione e l’adozione di
procedure di accreditamento, a garanzia dell’assistenza erogata.
In tal senso va interpretata anche l’attenzione che la FIMMG da anni sta
rivolgendo al mondo della cooperazione medica.
Settori
Questa relazione non sarebbe completa se non avesse alcuni riferimenti
ai diversi Settori della Medicina Generale rappresentati dalla FIMMG,
all’interno dei quali operano dirigenti di valore che, oltre a tutelare
l’interesse dei colleghi, contribuiscono alla progettualità del
Sindacato, e sanno rispettare i suoi valori.
Il Settore della Continuità assistenziale e della Medicina dei Servizi
sono certamente i settori storici con cui l’interazione è quasi
quotidiana, perché ci accomuna una identica visione del futuro
professionale.
Il Settore dell’Emergenza territoriale, i cui professionisti, pur
essendosi più volte distinti per professionalità ed efficienza in
un’attività piena di rischi, si trovano a vivere una situazione di
particolare disagio, paragonabile a quella del precariato, e chiedono, e
la FIMMG con spirito solidale si associa alla richiesta, che Governo e
Regioni si esprimano sulla volontà di affidare tale servizio a personale
dipendente o convenzionato.
Il Settore dei Medici Fiscali, attualmente liberi professionisti non
convenzionati, chiamati singolarmente ad operare in base a criteri
eterogenei sul territorio nazionale, chiede con forza una organizzazione
professionalizzante della propria attività, che attraverso una
convenzione con l’INPS potrebbe anche avere costi inferiori ed
efficienze maggiori. L’INPS ha mostrato attenzione alle loro proposte,
ed è in programma un incontro a breve, appena l’Ente avrà portato a
termine una riorganizzazione delle proprie attività ed avrà definito il
suo fabbisogno professionale, per esplorare le possibili soluzioni.
Il Settore dei Medici penitenziari, trasferito recentemente dalle
competenze del Ministero di Grazia e Giustizia a quelle del SSN
nell’area della Medicina Generale per garantire anche alle persone in
stato di detenzione l’erogazione delle prestazioni previste dai LEA,
dovrà trovare una collocazione nell’ACN in un apposito Capitolo,
equiparabile alla medicina dei servizi, che tenga conto delle specifiche
modalità organizzative ed erogative, salvi i diritti acquisiti garantiti
dalla legge.
Il Settore dei Medici che garantiscono assistenza ai naviganti ha
recentemente rinnovato la sua convenzione con grandissimo ritardo, e il
pagamento degli emolumenti è bloccato da diversi mesi.
Infine il Comparto dei Medici in formazione, che a tutt’oggi ricevono
una borsa di studio pari alla metà degli altri specializzandi, per i
quali ci stiamo impegnando a garantire una migliore formazione e la
possibilità di adeguare le loro entrate prevedendo attività
assistenziali retribuite nell’area della Medicina Generale.
Conclusioni
Ogni giorno, su tutto il territorio nazionale, i medici di medicina
generale operano nell’interesse dei loro assistiti sforzandosi di
sostenere nel migliore dei modi il crescente carico di lavoro. Questi
medici, che ogni tanto, lanciano segnali di sofferenza per l’eccesso di
burocrazia, perché si sentono lesi nella dignità quando vengono loro
negati i margini di autonomia propri del libero professionista
convenzionato, che in casi estremi arrivano a minacciare azioni
sindacali, non tradiranno mai i loro assistiti.
Fin dal giorno successivo al terremoto in Abruzzo, non su specifica
richiesta delle istituzione, e nonostante fossero loro stessi segnati
dalla tragedia del terremoto, hanno saputo attivarsi immediatamente e
organizzarsi per non far mancare la loro opera.
Grazie a tutti i colleghi che ogni giorno fanno con impegno il loro
lavoro, che così contribuiscono a tenere alto il valore della Medicina
Generale.
Ma, nella nostra epoca che non è quella dei nobili medici condotti, la
buona volontà dei medici non potrà bastare a fare la propria parte per
realizzare compiutamente il compito che è loro proprio, cioè quello di
realizzare obiettivi di Assistenza Primaria.
La sostenibilità del sistema sanitario italiano rende indispensabile e
improrogabile la realizzazione di una vera Assistenza Primaria fondata
su presupposti economici, organizzativi e relazionali.
Questo traguardo richiede pertanto da parte di tutti un coraggioso
processo di innovazione, sia di tipo tecnologico che organizzativo.
L’innovazione tecnologica deve, attraverso un largo ed appropriato
impiego della Information and Communication Technology, rendere
funzionale ed efficiente il sistema informativo del SSN in modo da poter
effettivamente valutare i bisogni di tutela della salute, le risorse
necessarie a soddisfarli, introdurre procedure di governance e offrire
prestazioni appropriate e tempestive.
L’innovazione organizzativa deve offrire a tutti i professionisti del
territorio le condizioni per poter operare al meglio e soprattutto per
poter acquisire strumenti e collaborazioni ormai indispensabili ad
un’attività professionale che da solista non può più garantire tutto ciò
che serve e soprattutto che a breve servirà, ma che deve necessariamente
aprirsi alla collaborazione con tutte le altre figure professionali
coinvolte.
La Medicina Generale deve essere all’altezza delle innovazioni, non
arroccarsi e chiudersi in difesa, non riproporre vissuti e
argomentazioni che stanno diventando obsoleti perché superati dai fatti.
Il mondo professionale sta cambiando: una cronica conflittualità fra
categorie di medici e fra medici ed altri professionisti va gradualmente
affievolendosi, ma potrebbe cambiare di segno. Il numero dei medici sta
diminuendo, la disputa orientata ad appropriarsi sempre più di compiti
esclusivi diventa anacronistica, presto potremmo ritrovarci a discutere
per attribuire ad altri i compiti che siamo riusciti a conquistare.
La Medicina Generale deve saper evolvere sul piano culturale, avere la
forza e il coraggio di non sentirsi disciplina cenerentola, non solo
affermando il proprio valore, ma sempre più dimostrando il coraggio di
esplicitare e confrontare i propri contenuti con quelli elaborati da
altre organizzazioni professionali e parti sociali.
Si ringraziano per il contributo fornito alla relazione:
Mario Stella, Carmine Scavone, Mauro Ucci, Saverio La Bruzzo, Bruno
Cristiano, Alberto Oliveti, Vittorio Boscherini, Silvestro Scotti.
Un particolare ringraziamento a Maria Concetta Mazzeo, Carmela Fidelmina
Le Rose, Anna Ceccarelli.
 Video del Congresso nell'edizione speciale di "Occhio alla Professione"

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