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In un momento di "calma piatta" sul
fronte politico-sindacale, durante il quale non ci sono notizie di
rilievo da segnalare ai consueti visitatori, perché i nostri
interlocutori politici sono tutti impegnati nelle rispettive campagne
elettorali, mentre i rappresentanti sindacali stanno "alla finestra", pronti a dare vita a nuove lotte
di categoria, la nostra attenzione
non può non essere rivolta al problema che sta attanagliando in questi ultimi mesi noi cittadini campani: il
dramma dei rifiuti,
ormai analizzato da tutte le prospettive: sociologi, politici, mass-media,
tutti hanno detto tutto, eppure il risultato evidente sotto gli occhi è sempre lo stesso: IMMONDIZIA DAPPERTUTTO.
Il problema allarmante è che non si tratta più di una sola questione di immagine
che la Campania sta dando al mondo intero: è soprattutto una questione di salute.
Da 14 anni la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania è sotto il controllo di un
Commissario Straordinario nominato dal governo,
ad oggi, la gestione commissariale è costata allo stato 500 milioni di euro di debiti, mentre 1 miliardo e 300 milioni di euro sono
stati destinati alla risoluzione dell’emergenza. Di fatto però l’emergenza è soltanto peggiorata, con una produzione giornaliera di
7000 tonnellate di rifiuti in Campania,
e città in cui l’immondizia è accumulata ormai dall’inizio dell’estate 2006.
Che la diffusa presenza di rifiuti sul territorio faccia male è fin
troppo evidente, e in Campania, in otto comuni
in particolare, l’impatto dei rifiuti sulla salute
umana è più alto rispetto alla media: si tratta dei comuni di Acerra, Aversa, Bacoli, Caivano, Castel Volturno, Giugliano in
Campania, Marcianise e Villa Literno. Allarmante è il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicato nello scorso aprile:
si è rilevata un’impennata dei tassi di mortalità generale del 9% tra
gli uomini e del 12% tra le donne in questi otto comuni campani e si è registrato, negli stessi comuni, un aumento pari all’84% del rischio di malformazioni congenite
dell’apparato uro-genitale e del sistema nervoso.
Inoltre si è avuta un'impennata del 19 % tra gli uomini e del 29 % tra le donne, di tumori al fegato e dei dotti biliari;
parimenti si sono registrati casi di tumori ai testicoli nei giovani sotto i 25 anni, per non parlare della crescita impressionante dei casi di leucemia. Fatto sta che vivere vicino a grosse quantità di rifiuti provoca tumori del polmone, del fegato, dello stomaco, della vescica, del rene, sarcomi dei tessuti molli e linfomi non Hodgkin
e anche malformazioni congenite.
E' oramai evidente a tutti, che l’emergenza rifiuti in Campania è arrivata a un punto di non ritorno, lo dimostra l’eccezionalità
di un decreto del Consiglio dei Ministri. Intanto, mentre la Campania
continua ad essere il crocevia dello smaltimento di rifiuti tossici di
tutta la nazione (nucleari, ospedalieri e al cobalto), non
riesce, a fronte di 13 anni di gestione commissariale e 860 milioni di euro spesi, a risolvere il problema dello smaltimento dei
PROPRI rifiuti solidi urbani. E' giunta l'ora che si finisca di giocare con la salute dei cittadini !
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