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CAMPAGNA VACCINALE ANTINFLUENZALE 2012-2013 - PERCHE' VACCINARE ?

Prima di affrontare la problematica della vaccinazione antinfluenzale ed addentrarci nell’utilità della stessa, può essere utile fornire alcuni cenni storici sull'influenza e sugli agenti patogeni responsabili.
L'etimologia della parola influenza è piuttosto curiosa, c'è chi la fa risalire ad un termine astrologico; infatti, secondo la Medicina astrale (che assegnava agli astri influenze determinanti sulla nostra salute e che venne insegnata, almeno sino al Settecento, nelle Università di tutto il mondo), anche la malattia che chiamiamo "influenza" era dovuta ad un'influenza negativa esercitata da certi astri sul nostro corpo. Qualche storico della Medicina ha sostenuto, invece, che non si trattava tanto di un'influenza siderale, quanto dell'influsso di umori "corrotti e salsugginosi". Resta comunque il fatto che questa supposta origine astrale o umorale dell'influenza ha nascosto, per millenni, l'ignoranza degli scienziati circa la vera eziologia di questa infezione. Le prime descrizioni di epidemie caratterizzate da sintomi simil-influenzali risalgono al V sec. A.C., in Grecia, e sono continuate durante tutta l'era cristiana, evidenziando come l'influenza sia presente da millenni nella popolazione umana.

Le prime notizie di diffusione in ambito "europeo" di una malattia infettiva con caratteristiche di influenza risalgono al 1580. Da allora sono state riportate 31 "pandemie"; nel XX° secolo si sono avute nel mondo occidentale tre gravi pandemie: nel 1918-19 la "spagnola" (Hsw1N1), con oltre 20 milioni di morti; nel 1957 la "asiatica" (H2N2), con ~ 70.000 morti; nel 1968 la "Hong-Kong" (H3N2) con ~ 37.000 morti.

Il virus venne "scoperto" nel 1918 da Dujarric de la Rivìere all'istituto Pasteur di Parigi. Andrewes e Laidlaw nel 1933 furono i primi ad isolare il virus di tipo A ed a provocare la malattia nei furetti mediante inoculazione nasale. La tecnica di coltura del virus nella membrana corioallantoidea dell'uovo fu introdotta nel 1936 da Burnett. Nel 1940, a New York, venne isolato un ceppo antigenicamente diverso denominato B. La struttura del virus influenzali fu definita negli anni '60-'70. La parola "virus", invece, deriva dalla forma latina virus, che significa "tossina" o "veleno". Quelle del mosaico del tabacco sono state le prime formazioni virali ad essere osservate dall'uomo nel 1892, ad opera dello scienziato russo Dmitrij Iosifovic Ivanovskij. Furono inizialmente chiamati "virus filtrabili", in quanto passavano attraverso filtri che trattenevano i batteri, filtri in ceramica a porosità micrometrica, ma a differenza delle semplici tossine, potevano essere trattenuti da ultrafiltri. Saranno classificati definitivamente come virus nel 1898 dal botanico olandese Martinus Willem Beijerinck il quale, usando esperimenti di filtrazione su foglie di tabacco infette, riuscì a dimostrare che il mosaico del tabacco è causato da un agente infettivo di dimensioni inferiori a quelle di un batterio.

I virus dell'influenza appartengono alla famiglia orthomyxoviridae, genere orthomixovirus, presentano una morfologia sferoidale, con diametro di 80-120 nm, il virione è costituito da un genoma a RNA monoelica, suddiviso in otto filamenti che codificano per le proteine strutturali e non strutturali. In base alle proteine di superficie sono distinti in tipo A, tipo B, tipo C. Le principali proteine di superfice responsabili della risposta anticorpale sono due: l'emoagglutinia e la neuraminidasi. L'Emoagglutinina: agglutina i globuli rossi, presenta cinque siti antigenici ad elevata variabilità ed essenziali per l'inattivazione del virus, permette il legame con i residui d'acido sialico presente sulla cellula ospite, inducendo quest'ultima ad inglobare la particella virale ed ad isolarla inizialmente in vescicole (endocitosi), la sua neutralizzazione è importante per immunità.

La Neuroaminidasi: facilita il rilascio di particelle virali dalle cellule infettate durante il processo di gemmazione, evitando che si verifichi l'autoaggregazione, (enzima sialidasico), è anche possibile che faciliti il virus a farsi strada attraverso lo strato di muco del tratto respiratorio e raggiunga così le cellule bersaglio epiteliali.

Il ceppo viene definito indicando tipo/sede di isolamento/numero di isolamento/anno, quest'anno il vaccino è composto dai seguenti virus: A/California/7/2009 (H1N1) (presente anche nel vaccino 2011/2012), A/Victoria/361/2011 (H3N2) (Nuova variante) e B/Wisconsin/1/2010 (Nuova variante).Una delle peculiarità dei virus influenzali è rappresentata dalla loro grande variabilità genetica, suddivisibile in
- antigenic shift: cambiamenti maggiori con costituzione di nuovi sottotipi e responsabili delle pandemie o di grandi epidemie
- antigenic drift: cambiamenti minori che sono associati a piccole epidemie o a casi sporadici.

Il virus influenzale di tipo A :può andare incontro sia a shift che a drift antigenici, responsabile di pandemie, epidemie e casi sporadici, infetta anche gli animali. Il virus influenzale di tipo B: può andare incontro solo a piccole modificazioni ed è quindi responsabile di epidemie e di casi sporadici e infetta solo l'uomo. Il virus influenzale di tipo C è stabile e provoca infezioni inapparenti e casi sporadici.

L'influenza costituisce, pertanto, un rilevante problema di sanità pubblica : per la sua ubiquità e contagiosità, per la variabilità antigenica dei virus influenzali, per l'esistenza di serbatoi animali, per le possibili gravi complicanze; in effetti. nella maggior parte dei paesi industrializzati le epidemie annuali sono considerate responsabili di una proporzione consistente della mortalità e della morbosità osservate durante la stagione epidemica; essa costituisce una delle principali cause di morte per malattia infettiva, dopo AIDS e tubercolosi.

Tuttavia, il numero di casi che si verificano in ogni stagione può essere più o meno elevato a seconda della trasmissibilità del virus influenzale circolante. In Europa, l'influenza si presenta con epidemie annuali, durante la stagione invernale. La malattia può avere un decorso asintomatico, ma nella maggior parte dei casi i sintomi più comuni possono includere febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari e delle articolazioni, cefalea e malessere generale. Nei casi non complicati, i sintomi si risolvono spontaneamente entro una settimana dall'esordio. I casi gravi di influenza possono essere causati direttamente dai virus influenzali o da sovra infezioni batteriche o virali che si verificano dopo che il virus influenzale ha procurato un danno immunitario a livello delle basse vie respiratorie.

La vaccinazione antinfluenzale rappresenta, pertanto, uno dei più importanti interventi di Sanità Pubblica nel campo della prevenzione delle malattie infettive: sia per il numero di soggetti vaccinati annualmente, sia per la riduzione dell'incidenza della malattia e delle sue conseguenze nelle persone appartenenti alle categorie a rischio. La morbosità dell'influenza è più alta nei bambini, tuttavia, le forme complicate, la mortalità specifica e generale ed una maggiore ospedalizzazione per patologie respiratorie, sono soprattutto a carico delle persone anziane e di particolari gruppi a rischio. Inoltre, in corso di epidemia sono presenti importanti ripercussioni negative sullattività lavorativa e sulla funzionalità dei servizi di pubblica attività, in primo luogo di quelli sanitari. Ogni anno, in Italia, sono registrati, come conseguenza delle complicanze dell'influenza, circa 8.000 decessi, oltre che un notevole aumento delle ospedalizzazioni; i costi per il SSN sono notevoli, si parla di 8 milioni di euro l'anno. A parte i costi sanitari diretti, vanno poi presi in considerazione quelli indiretti legati a mancato guadagno e ridotta produttività per: perdita di giornate di lavoro, assenteismo scolastico, collasso nelle strutture sanitarie. Purtroppo, sono pochi gli Italiani che si vaccinano e così l'influenza ci costa 300 milioni l'anno in più", questa, infatti, è la spesa che il Ssn potrebbe risparmiare ogni anno se la copertura fosse ottimale. Igienisti e operatori sanitari lanciano un appello alle istituzioni: abbassare l'età vaccinale dai 65 anni ai 60, permettendo così di raggiungere più persone con il vaccino gratuito. La vaccinazione comporta una riduzione del 70-90% della malattia, del 50-70% delle ospedalizzazioni e del 50-90% della mortalità. E' recente la pubblicazione dei risultati di una ricerca della University of Toronto presentata durante il Canadian Cardiovascular Congress, condotta su 3.227 soggetti, ha dimostrato che il vaccino antinfluenzale potrebbe ridurre di circa del 50% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori e la mortalità di circa il 40%.

Gli obiettivi SSN Regionali e Aziendali della campagna vaccinale stagionale contro l'influenza sono: riduzione del rischio individuale di malattia, ospedalizzazione e morte, riduzione dei costi sociali connessi con morbosità e mortalità, e prevedono la copertura, del 75% di vaccinati come obiettivo minimo perseguibile e del 95% come obiettivo ottimale, sia negli ultrasessantacinquenni che nei gruppi a rischio: una strategia vaccinale basata su questi presupposti presenta un favorevole rapporto costo-beneficio e costo-efficacia. L'individuazione dei gruppi a rischio rispetto alle epidemie di influenza stagionale, ai quali la vaccinazione va offerta in via preferenziale, concorda che i principali destinatari dell'offerta di vaccino antinfluenzale stagionale siano le persone superiori a 65 anni e le persone di tutte le età con alcune patologie di base che aumentano il rischio di complicanze in corso di influenza.

Quest'anno la nostra Azienda ha distribuito due tipi di vaccini: il Vaccino split (Fluarix), composto da antigeni di superficie , antigeni interni e assenza di lipidi reattogeni che va somministrato per via intramuscolare nel muscolo deltoide per tutti i soggetti di età superiore a 2 anni; nei bambini fino ai 2 anni e nei lattanti la sede raccomandata è la faccia anterolaterale della coscia; e il Vaccino split intradermico (Intanza), invece, è dotato di un sistema di microiniezione intradermica a dose singola da 0,1ml da praticare nella regione deltoidea, che utilizza un microago presaldato di 1,5mm di lunghezza, da utilizzare specialmente nei soggetti con anomalie della coagulazione che possono riportare ematomi nella sede di inoculazione I.M. di età ≥60 anni.

La vaccinazione va fatta secondo il seguente schema terapeutico:
• 6-36 mesi - split - 2 dosi ripetute a distanza di almeno 4 settimane per bambini che vengono vaccinati per la prima volta, formulazione pediatrica o mezza dose adulti (0,25 ml) - 1 dose, se già vaccinati negli anni precedenti.
• 3-8 anni - split (0,50 ml) ripetute a distanza di almeno 4 settimane per bambini che vengono vaccinati per la prima volta - 1 dose (0,50 ml) se già vaccinati negli anni precedenti. • 9-64 anni - split - 1 dose (0,50 ml).
• Vaccino intradermico:– 1 dose (0,1 ml).

Il vaccino antinfluenzale non deve essere somministrato a: lattanti al di sotto dei sei mesi (per mancanza di studi clinici controllati che dimostrino l'innocuità del vaccino in tali fasce d'età) ed a soggetti che abbiano manifestato una reazione allergica grave (anafilassi) dopo la somministrazione di una precedente dose o una reazione allergica grave (anafilassi) a un componente del vaccino (da "Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni" NIV-ISS Ministero della Salute). Per contro una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre, costituisce una controindicazione temporanea alla vaccinazione, che va rimandata a guarigione avvenuta.

Come tutti i farmaci, anche i vaccini possono causare delle reazioni avverse; le reazioni gravi causate dai vaccini sono rarissime (Anafilassi: incidenza stimata tra 1-3 casi ogni milione di dosi somministrate (Protocole d'immunisation du Québec (PIQ), Édition 1999 incluant les dernières mises à jour (octobre 2002) ; le reazioni più lievi sono rappresentate da :reazioni locali ( dolore, eritema, tumefazione nel sito di inoculo), reazioni sistemiche ( febbre, mialgie, malessere generale, con esordio da 6 a 12 ore dalla somministrazione e con durata da 1 a 2 giorni), reazioni allergiche, altri eventi ( trombocitopenia, nevralgie, parestesie, turbe neurologiche). Pertanto il MAP è opportuno che abbia a disposizione adrenalina e cortisone, effettui una scrupolosa anamnesi, rispettando esattamente le controindicazioni rilevate, riporti sulla scheda di vaccinazione il tipo e numero di lotto del vaccino impiegato: è necessario conoscerlo per notificare i casi di reazioni o incidenti; istruire il vaccinato o i suoi genitori sulle possibili reazioni e sulle modalità per la segnalazione al medico. E' opportuno, inoltre, effettuare un periodo di osservazione dopo la vaccinazione di almeno 15 minuti, infatti gli eventi avversi a rapida insorgenza che richiedono un intervento di emergenza iniziano entro 10 minuti. Il periodo di osservazione va prolungato a 30 minuti in caso di rilevazione, all'anamnesi, di gravi allergie a sostanze non presenti nei vaccini (alimenti, farmaci, ecc.), o di precedenti di allergie lievi allo specifico vaccino o ai suoi costituenti.

A questo punto la domanda sorge spontanea, direbbe il famoso giornalista televisivo Antonio Lubrano, la vaccinazione è veramente efficace ? In effetti, sull'efficacia della vaccinazione non esistono più dubbi, innanzitutto è dimostrata da numerosi studi (osservazionali, retrospettivi, metanalisi ...) e consiste nel ridurre gli episodi di infezione, prevenire le complicanze, ridurre il numero dei decessi ed è confermata dai numeri e dai dati precedentemente descritti. Purtroppo, negli anni passati, nelle nostre realtà, la copertura vaccinale dei soggetti di età ≥ 65 anni è stata piuttosto bassa, inferiore all'obiettivo minimo previsto del 75%, addirittura per i soggetti a rischio di età < ai 65 anni, la copertura è stata ancora più bassa, oscillando intorno al 40%. E' pertanto necessario che i MAP, la cui partecipazione e il cui impegno sono fondamentali e determinanti per il raggiungimento degli obiettivi SSN, regionali e aziendali, aderiscano attivamente alla campagna di vaccinazione antinfluenzale 2012-13, in conformità a quanto previsto dall’ art. 45 comma 4 lettera c dell'Accordo Collettivo Nazionale della Medicina Generale vigente; soprattutto è necessario migliorare, con rinnovato impegno, l'offerta attiva della vaccinazione antinfluenzale nei confronti dei soggetti di tutte le età, affetti da patologie croniche. Il ruolo dei Medici di Assistenza Primaria è non solo fondamentale, ma insostituibile, essendo cruciale nell'informare e nel promuovere nei propri assistiti una migliore adesione alla vaccinazione; la mancata o anche la scarsa attenzione al problema diventa quindi imperdonabile e il medico che lo trascuri diventa moralmente colpevole e corresponsabile per le conseguenze future sulla salute che tale trascuratezza possa comportare.

(fema)

 
 
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