Testata Giornalistica registrata al Tribunale di Napoli (Reg. n° 32 del 30.3.11) - Direttore Responsabile: Francesco Paolo DE LIGUORO
 
... il portale della MediCoop VESEVO
| | | | | | |

Archivio notizie
MediCoop VESEVO
ASL Na 3 Sud
Forum
Utilities
Album fotografico
Vecchio sito
Pubblicità
 
 

Le rubriche

 
 
 
MediCoop VESEVO è su
 
   
Il tuo indirizzo IP è 54.162.241.40
 
 
 
 
 
 


Calcola il Codice Fiscale
 
 
  Le Rubriche Utenti online : 1177



Note di farmacoeconomia
e
percorsi diagnostico-terapeutici

 

Percorsi diagnostico-terapeutici (PDT) di antibioticoterapia: INFEZIONI DELLE VIE URINARIE (prima parte)

Le infezioni IVU negli adulti sono patologie molto comuni, che determinano frequentemente il ricorso ad esami diagnostici ed alla prescrizione di antibiotici. Esse rappresentano, per i Mmg, la seconda causa di visite ambulatoriali per processi infettivi, dopo le infezioni respiratorie. Sono la causa più frequente di infezioni ospedaliere ed in casa di riposo, costituendo 1/3 di tutte le infezioni. In Italia esse comportano 8 milioni di visite ambulatoriali per anno.
Le IVU, pertanto, contribuiscono in maniera notevole al consumo di antibiotici, risultando una delle maggiori cause di incremento della spesa sanitaria e della diffusione dell'antibiotico-resistenza.

In Italia studi di prevalenza eseguiti presso i medici di assistenza primaria indicano che la media degli episodi di IVU diagnosticate ogni mese è di 18 IVU/medico; nel 75% dei casi questi episodi riguardano le donne. Si stima che nell';arco della propria vita il 30% delle donne ed il 12% dei maschi incorrano in un episodio di IVU.

Circa nella metà dei casi le infezioni sono ricorrenti, si presentano cioè entro sei mesi dall’episodio precedente. Tuttavia, in Italia, mancano dati epidemiologici sulle IVU a livello della Medicina Generale.

Le donne sono più a rischio e tale rischio aumenta con l'età e con i rapporti sessuali. La gravidanza facilita le batteriurie asintomatiche che possono evolvere in pielonefrite nel 60% dei casi. Dopo i 50 anni, l'incidenza aumenta anche nei maschi per le problematiche legate all'ipertrofia prostatica.

Poiché le vie urinarie sono sterili, normalmente le infezioni insorgono per una colonizzazione batterica, che può essere provocata da una riduzione dei meccanismi di difesa o dalla presenza di fattori di rischio (patologie urologiche, quali: urolitiasi, disfunzioni vescicali neurogene, malformazioni, reflusso vescico-ureterale, ipertrofia prostatica, prolasso uterino con cistocele; diabete, ecc.) , o da una associazione di entrambi i fattori.

Gli agenti patogeni più frequentemente chiamati in causa sono batteri Gram-negativi , quali l'E. coli che è responsabile dell';80% delle IVU non complicate acquisite in comunità, e del 50% di quelle nosocomiali; altri gram- sono il Proteus e la Klebsiella (associato a calcolosi) e altri (Enterobacter -Serratia -Pseudomonas –Providencia). Raramente sono presenti batteri gram+ e altri germi.

La via di infezione più frequente è quella ascendente, specie per i microorganismi di origine enterica. Si distinguono poi, a seconda la sede, in: IVU basse (Uretriti, cistiti, prostatiti) e IVU alte (Pielonefriti e ascessi e pararenali). Inoltre distinguiamo: infezioni acute, croniche e ricorrenti.

La sintomatologia delle IVU basse è caratterizzata da: disuria, pollachiuria, ematuria, urina torbida, nicturia, stranguria, dolore soprapubico, urgenza urinaria, tenesmo. Mentre quella delle IVU alte da: febbre di tipo urosettico ad esordio acuto, insorgenza con brivido e defervescenza per crisi, malessere, nausea, vomito, dolore addominale e lombare.

La diagnosi, come per tutte le patologie, comprende:

un'accurata anamnesi per la ricerca di sintomi e di eventuali fattori predisponenti;

un attento esame obiettivo per la valutazione della presenza di segni indicativi di infezione delle vie urinarie;

esami di laboratorio: esame emocromocitometrico e indici di flogosi, esame del sedimento urinario (sono indicative di IVU piuria, micro/macro-ematuria; in presenza di nitrati pensare ad infezione da germi produttori di ureasi come Proteus e alcuni ceppi di E. coli), urinocoltura ed antibiogramma per la terapia antibiotica mirata (una urinocoltura in un soggetto asintomatico viene definita positiva in caso rilevi un numero di unità formanti colonie ≥105per ml).

Gli esami strumentali: Ecografia -TC -Urografia -Agobiopsia renale, sono da riservare alle forme complicate e/o ricorrenti per diagnosticare eventuali fattori di rischio come: la calcolosi renale, il reflusso vescico-ureterale e le malformazioni renali.

Principi di terapia: il sospetto clinico va confermato con l'urinocoltura e l'antibiogramma; per le infezioni delle vie urinarie basse sono sufficienti farmaci che si concentrano nelle urine, mentre per le infezioni parenchimali occorrono farmaci con buona concentrazione ematica e renale. E' necessario indagare approfonditamente i casi, soprattutto di infezioni alte, che non rispondono dopo 2 giorni di terapia. Nelle infezioni delle basse vie urinarie la monosomministrazione si è rivelata efficace in almeno il 55-60% dei casi. Il ricorso nelle stesse condizioni ad una somministrazione per 3gg ha dato risultati sovrapponibili a quelli ottenibili con somministrazione classica per 7 gg; in soggetti a rischio la mancanza di un numero adeguato di studi sull'eventuale efficacia di regimi diversi fa consigliare la seconda modalità.

In pazienti con segni e sintomi di IVU con febbre o dolore alla schiena/fianco bisogna sospettare una pielonefrite; in questo caso la terapia antibiotica empirica dovrebbe essere iniziata immediatamente dopo avere raccolto le urine per l'esame colturale, senza attendere il risultato della coltura.

Tuttavia, si consiglia l'esecuzione di una ecografia addominale e l'eventuale successivo invio allo specialista in presenza di:

• ematuria di qualunque tipo in pazienti di età ≥40 anni con IVU ricorrenti o persistenti;

• macroematuria associata a segni/sintomi di IVU nel caso l’infezione non venga confermata.

Uomini con più di 50 anni con IVU acuta o ricorrente dovrebbero essere indagati per la presenza di anomalie del tratto urinario o di nefrolitiasi.

Una situazione particolare è rappresentata dalla batteriuria asintomatica; lo screening della batteriuria asintomatica deve essere fatto, tramite urinocoltura, preferibilmente su due campioni urinari successivi solo: nelle donne in gravidanza, precocemente (al primo controllo pre-natale); nei pazienti che devono essere sottoposti a prostatectomia transuretrale o a interventi/procedure sul tratto genitourinario con elevato rischio di sanguinamento della mucosa e nei casi di intervento per calcolosi complessa. In tutti gli altri soggetti la batteriuria asintomatica non deve essere ricercata né curata, in questi casi, infatti, i rischi legati alla terapia antibiotica superano i benefici. Tuttavia, circa il 50% di queste forme vengono trattate con antibiotici.

In caso di batteriuria in gravidanza va effettuato un trattamento antibiotico per 5-7 giorni. A fine terapia antibiotica e periodicamente fino al parto, va eseguito un esame di controllo con urinocoltura.
Il trattamento della cistite acuta in donne in gravidanza dovrebbe essere iniziato dopo avere raccolto il campione di urine per l'esame colturale e in attesa dell'esito dell'esame stesso.
La terapia empirica orale si può effettuare con:

• nitrofurantoina (evitare nel terzo trimestre),

• amoxicillina associata ad acido clavulanico,

• cotrimoxazolo (evitare nel primo trimestre),

• cefalosporine di I o II generazione.

La terapia deve essere opportunamente modificata sulla base della risposta clinica e coerentemente alle indicazioni dell'antibiogramma e deve essere protratta per 7 giorni.

(fema)

 
Altri capitoli sulle "Note di farmacoeconomia e percorsi diagnostico-terapeutici"
 

Il nostro è un sito ... VIVO:
accendi le casse !
 

 
    
 
     
 
     
 
     
Tempo libero
 
 
 
 
LINKS  UTILI
 vai su
Webmaster dott. DE LIGUORO

© 2015 Powered by
DeLiWeb - 2006-2012