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Prevenzione cardiovascolare

(a cura di Felice MAIORANA)

 

IL FUMO PASSIVO - 10° capitolo

Dopo aver esaminato, nell'articolo precedente, i danni indotti dal fumo nel fumatore, ci sembra doveroso esaminare anche quelli indotti dal fumo passivo, che purtroppo coinvolge chi, innocentemente, è costretto a subire gli effetti nocivi del fumo.

Anche nel fumo che si disperde nell'aria ambiente si trovano gli tessi composti contenuti nel fumo aspirato. Anzi si può dire che, per quanto riguarda la nicotina e il catrame totale, i valori presenti nel fumo ambiente sono doppi o addirittura quadrupli di quelli presenti nel fumo aspirato; anche l'ossido di carbonio e gli altri gas sono presenti nel fumo dell'ambiente in quantità elevate. Pertanto, respirando l'aria contaminata dal fumo di tabacco, il non fumatore assume i componenti del fumo in quantità notevoli, anche se non pari a quelle introdotte dal fumatore, che naturalmente assomma alle sostanze inalate col fumo aspirato anche quelle assunte con fumo respirato. Pertanto si può definire il fumo passivo come il fumo di tabacco che di solito è involontariamente respirato dalle persone nelle vicinanze del fumatore.

I numerosi studi scientifici hanno ormai ampiamente dimostrato che il fumo passivo aumenta il rischio di sviluppare malattie: c'è correlazione fra tumore ed esposizione al fumo passivo e il rischio aumenta in base alla quantità e alla durata dell'esposizione. Per questo motivo il fumo passivo è ora inserito di diritto nell'elenco delle sostanze catalogate come sicuramente cancerogene per l'uomo dalla IARC (International Agency for Research on Cancer). Infatti il 70% delle persone sane che vivono accanto a fumatori, soffre di irritazioni e infiammazioni oculari, mal di testa, riniti e infiammazioni delle prime vie respiratorie. Questo comporta che nelle persone che già soffrono di malattie cardiovascolari o polmonari (soprattutto se di natura allergica), il fumo passivo può causare crisi asmatiche o spasmi coronarici.

I non fumatori affetti da ipertensione arteriosa ed ipercolesterolemia, hanno una percentuale in più del 30% di sviluppare malattie cardiovascolari soprattutto se esposti al fumo passivo in casa.
L'esposizione al fumo passivo in ambito lavorativo accresce tale rischio del 16-19%, infatti il fumo passivo può essere un importante inquinante in ambiente di lavoro "chiuso" (ad esempio ambiente domestico, uffici in cui convivono fumatori e non fumatori), ma è soprattutto un rischio per alcune categorie di lavoratori (camerieri, baristi etc.).

Anche l'embrione ed il feto sono esposti agli effetti del fumo passivo, in quanto, le sostanze inalate dalla madre attraversano la circolazione sanguigna materno-placentare. Le complicazioni più frequenti nel decorso della gravidanza sono: rottura di placenta, placenta previa, aborto spontaneo, parto prematuro, mortalità perinatale, (il 18% dei bambini presenta basso peso alla nascita < 2500g); mentre durante il puerperio e l'allattamento al seno, sono possibili fenomeni di intossicazione nicotinica del neonato per il passaggio di nicotina nel latte materno, con aumento frequenza cardiaca (30% ), di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome - sindrome della morte improvvisa del neonato), delle malattie respiratorie, otiti, irritazioni oculari.
Sebbene anche il fumo del padre possa avere delle conseguenze, un bambino la cui madre fuma presenta un rischio di ammalare di bronchite e di otite quasi doppio rispetto ad un figlio di madre non fumatrice. Se poi un bambino sofferente di asma è esposto al fumo passivo avrà un aumento dei sintomi della malattia (crisi di tosse, attacchi di mancanza di respiro).

Le stime derivanti dall'Indagine Multiscopo "Aspetti della via quotidiana 1999" rilevano la presenza in Italia di una quota consistente - circa il 22% - di fumatori passivi, cioè di persone non fumatrici conviventi di almeno un fumatore.
Un fumatore passivo su quattro ha meno di 14 anni: in termini di prevenzione questo è un aspetto da non sottovalutare, considerato anche il ruolo guida dell'adulto nei confronti dell'adolescente.

Dato allarmante infine è lo studio effettuato sul fumo passivo respirato da bambini e adolescenti: in Italia si è rilevato come il fattore principale di esposizione sia proprio il fumo dei genitori. Si calcola che circa il 50% dei bambini è esposto al fumo passivo di almeno un genitore.

Un rapporto della European Respiratory Society (Lifting the smokescreen, 2006), stima che, nell'anno 2002, il fumo passivo sarebbe stato responsabile della morte di circa 80.000 adulti in Europa, di cui circa 7.000 sui luoghi di lavoro. Per l'Italia sono stati stimati 7.180 morti complessivi per fumo passivo di cui 993 per esposizione sui luoghi di lavoro. In termini percentuali l'esposizione al fumo passivo determina : Cancro al polmone + 26% ; Problemi cardiaci + 25% Basso peso alla nascita per esposizione materna + 20%; morte improvvisa nascituri + 100%; nei bambini di genitori fumatori otiti, bronchiti, sibili, crisi d'asma + 72%.

In Italia, la riduzione osservata del fumo passivo dopo l'entrata in vigore della legge antifumo avrebbe determinato una riduzione dell'11% dei ricoveri per infarto acuto del miocardio. Uno studio recente (fonte Ministero della Salute), il "Worldwide burden of disease from exposure to second-hand smoke: a retrospective analysis of data from 192 countries", pubblicato su "The Lancet" il 26 novembre 2010, ha avuto l'obiettivo di stimare l'esposizione in tutto il mondo al fumo passivo e i suoi effetti su bambini e adulti non fumatori nel 2004. Lo studio ha riportato i seguenti risultati: più di 600 mila morti l'anno nel mondo sono causati dal fumo passivo (379 mila decessi per malattie ischemiche del cuore, 165 mila decessi per infezioni delle basse vie respiratorie, 36.900 decessi per asma, 21.400 decessi per tumore ai polmoni), pari all'1% di tutti i decessi, 165 mila di queste morti riguardano bambini.

A conclusione è importante sottolineare il concetto che i fumatori non mettono a rischio solo la propria salute, ma anche quella di 1,8 miliardi di non fumatori.
Nel 2004, nel mondo erano esposti al fumo passivo il 40% dei bambini, il 33% dei maschi non fumatori e il 35% delle donne non fumatrici. In termini di anni di vita persi, i bambini sono di gran lunga i più colpiti, visto che la maggior parte dei loro decessi per fumo passivo è imputabile a infezioni respiratorie che si sviluppano nei primi anni di vita.

A conclusione di questo articolo ci sembra importante accennare al "Piano sanitario regionale 2011-2013" che pone l'accento sul tema della prevenzione cardiovascolare e sulla riduzione e/o l'abolizione dei fattori di rischio; a riguardo del fumo si riporta integralmente lo stralcio inserito nel piano: "Il fumo è il principale fattore di rischio di malattie croniche non trasmissibili, in particolare malattie cardiovascolari, respiratorie, cancro. Si tratta del maggiore fattore di rischio evitabile di morte precoce, a cui gli esperti attribuiscono il 12% degli anni di vita in buona salute persi a causa di morte precoce o disabilità. La sospensione del fumo dimezza il rischio di infarto al miocardio già dopo un anno di astensione; dopo15 anni il rischio diventa pari a quello di un non fumatore. L'attenzione e il consiglio di smettere di fumare, da parte del medico, aumenta la probabilità che il fumatore smetta. In Campania tra i 18 e i 69 anni:

• I fumatori sono il 33%

• I fumatori in astensione lo 0,8%.

• Gli ex fumatori il 13%,

• I non fumatori sono il 54%

• Ci sono più fumatori tra i soggetti di sesso maschile, tra gli adulti tra 25 e 49 anni, tra persone con basso livello di istruzione e con molte difficoltà economiche.

Tra le ASL di tutta Italia partecipanti al PASSI, i fumatori rappresentano il 31%, gli ex fumatori il 19%.

Tra i ragazzi quindicenni campani si fuma ≥ 1 volta a settimana nel 15% dei casi (Italia 19%),mentre tra le ragazze della stessa età ciò si verifica nel 14% dei casi (Italia 20%). Anche tra i tredicenni campani si apprezza un'incipiente abitudine al fumo: ragazzi e ragazze fumano, rispettivamente, nel 4% e nel 2% dei casi.

Fumo passivo

Rappresenta la principale fonte di inquinamento dell'aria negli ambienti confinati. L'esposizione in gravidanza, inoltre, si associa ad un maggior rischio di basso peso alla nascita e di morte improvvisa del lattante. L'esposizione al fumo passivo nell'infanzia si associa a otite media, asma, bronchite e polmonite, mentre in età adulta aumenta il rischio di malattie ischemiche cardiache, ictus, cancro del polmone. Lo studio PASSI ci fornisce informazioni preziose: gli intervistati campani riferiscono, nel 71% dei casi, che il divieto di fumare nei luoghi pubblici è rispettato sempre o quasi sempre (il dato nazionale è 84%); il 29% di essi, inoltre, dichiara che il divieto non è mai rispettato o lo è raramente (il dato nazionale è 16%). Sul luogo di lavoro, inoltre, il divieto di fumare è rispettato nell'80% dei casi (dato nazionale: 85%). Soltanto il 66% degli intervistati, infine, dichiara che non si fuma nelle proprie abitazioni.

A questo punto, dopo aver elencato in quest'articolo e nel precedente, tutta una serie impressionante di cifre sui danni del fumo di tabacco e di quello passivo è utile, anche per risollevarci un poco, fornire i dati positivi legati alle campagne antifumo che sempre più frequentemente ed in maniera martellante ci vengono proposte; in Italia, la pubblicità dei prodotti del tabacco è vietata dal 1962, ed il divieto antifumo è entrato in vigore il 10 gennaio 2005 ed è stato progettato principalmente per proteggere i non fumatori dai pericoli del fumo passivo.
Dopo l'introduzione del divieto di fumo nei locali pubblici e in tutti i luoghi di lavoro c'è stata una drastica riduzione degli attacchi cardiaci (circa del 17%), dovuto anche all'eliminazione degli effetti nocivi del fumo passivo. Pertanto è opportuno perseverare su questa strada, innanzitutto punire severamente chi trasgredisce al divieto antifumo, ma soprattutto prevenire tentando tutte le strade (psicologiche, terapeutiche) utili a dissuadere il fumatore dall'abitudine al fumo; nel prossimo articolo ci occuperemo delle strategie di intervento per aiutare i fumatori a smettere.

Per concludere vorrei lanciare un messaggio ai medici fumatori: in Italia la percentuale di medici fumatori è del 40%, superiore a quello della popolazione generale, pertanto per poter dare il buon esempio ed essere credibili nei confronti dei propri assistiti sarebbe opportuno smettere di fumare, o almeno rinunciare alle sigarette quando si indossa il camice, in corsia o negli ambulatori in presenza degli assistiti. Mi sembra utile riportare un articolo pubblicato dall'Ordine dei medici di Roma per i suoi iscritti, una norma che potrebbe essere estesa a tutti i medici: ''Facendo salva la libertà di ciascuno di comportarsi in privato come pensa sia più opportuno, l'Ordine ritiene che fumare in pubblico da parte dei medici sia fortemente diseducativo in quanto veicola un esempio negativo che può essere di giustificazione per i fumatori e per tutta la popolazione, particolarmente gli adolescenti, notevolmente influenzati da figure di riferimento importanti come i medici e gli insegnanti, oltre ai genitori''.
Per l'Ordine "i medici sono tra i soggetti più idonei a illustrare i pericoli del fumo e dare consigli ai propri pazienti sulla necessità di smettere per evitare danni alla salute".

Per finire vorrei riportare lo slogan con cui Renzo Arbore pubblicizzava una nota marca di birra qualche anno fa: meditate gente, meditate ...

 
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