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Prevenzione cardiovascolare

(a cura di Felice MAIORANA)

 

Obesità e dieta tra curiosità storiche e recenti ricerche - 28° capitolo

Per usare un eufemismo, la dieta dimagrante non era una preoccupazione per i nostri lontani progenitori, infatti per gli uomini primitivi, essere in sovrappeso, era una condizione vantaggiosa per la sopravvivenza, a causa delle notevoli difficoltà nel procurarsi e conservare il cibo. Per loro, il problema principale era introdurre grandi quantità di cibo, per sopravvivere nei periodi di carestia.

In effetti l'obesità, in epoca preistorica, era un lusso che pochi potevano permettersi e rappresentava un indice di benessere e di longevità. In seguito, col passaggio della specie umana dalla condizione di cacciatori- raccoglitori, a quella stanziale, in cui gli uomini si dedicarono all'agricoltura ed all'allevamento degli animali, si formarono le prime civiltà e incominciò a cambiare la visione del bello; infatti in Grecia e successivamente a Roma il concetto di bellezza era identificato in un corpo armonioso e snello e pertanto l'obesità era considerata un'anomalia.

Ippocrate (IV sec. A.C.) di Kos, che è universalmente considerato il padre della medicina, credeva che lo stile di vita del malato potesse portare alla guarigione della malattia da cui questo era affetto e considerava la dieta come un complesso di regole e prescrizioni basilari che il malato era tenuto a seguire. Per lui il termine dietetica stava ad indicare non soltanto la qualità, la quantità e l'igiene degli alimenti, ma anche l'intero modo di comportarsi (moto, esercizio, bagni, ecc.) per conservare la salute. Egli sosteneva che i soggetti obesi più facilmente andavano incontro a malattie e morte improvvisa rispetti a quelli magri.

Galeno di Pergamo (II sec. D.C.) fu il medico più noto nell'antichità e le sue teorie si sono tramandate per circa mille anni, fino al '600-'700, quando prese avvio la medicina moderna. Galeno è considerato il fondatore della dietologia; il più importante trattato scritto da Galeno sulla dietetica è quello sulle proprietà dei cibi, in cui descrive l'alimentazione dei cittadini dell'impero romano e le differenze nelle varie parti dell'impero. Egli delinea appunto le proprietà dei cibi e suggerisce alcune ricette, poiché, secondo il suo punto di vista, un buon medico doveva essere anche un buon cuoco e traccia le basi della dieta mediterranea che sarà oggetto di un prossimo articolo. Una dieta dimagrante, descritta dettagliatamente da Galeno nel suo trattato "De Victu Attenuante", è necessaria per le persone obese, le quali dovrebbero mangiare solo una volta al giorno una quantità di cibo proporzionata all'esercizio fatto. Per quanto riguarda le medicine, egli suggeriva l'uso dei diuretici più potenti, in particolare il seme della ruta selvatica, la genziana, il prezzemolo di Macedonia, la centaurea minore ed altre piante simili. Tutte queste piante, prese da sole o combinate, riducono e svuotano il corpo.

Niki Papavramidou, ed Helen Christopoulou-Aletra, professori della divisione di Storia della Medicina alla scuola di Medicina dell'Aristotele University di Tessalonica in Grecia, in una pubblicazione recente hanno affrontato, riportando alcuni autori dell'antichità, il punto di vista greco romano sull'obesità. Ci è sembrato piacevole riportare alcune curiosità storiche di questa approfondita pubblicazione sull'argomento, almeno per conoscere il punto di vista di alcuni pionieri della moderna dietologia.

Secondo Aulo Cornelio Celso (25 a.C.) la cura dell'obesità poteva essere effettuata con i seguenti metodi: "con un bagno di acqua calda meglio se salata; facendo il bagno a stomaco vuoto; con il sole cocente; con qualsiasi tipo di calore; con la preoccupazione (stress); con la notte fonda; dal poco o dal troppo sonno; dormire con un letto duro tutta l'estate; col camminare o con l'esecuzione di qualsiasi esercizio violento; col vomitare; con le purghe; con il consumo di cose dure e aspre; con un singolo pasto al giorno; con l'abitudine di bere vino, non troppo freddo, a stomaco vuoto".

Dioscoride Pedanio (40-90 d. C.) famoso medico e farmacologo suggeriva determinati cibi e sostanze capaci di emaciare i corpi obesi. Egli proponeva il fiore del "prato asiatico", formaggio e mostarda. Il fiore del "prato asiatico", se essiccato, può sopprimere grandi quantità di carne. Può emaciare corpi obesi e super-obesi se usato come cataplasma dopo i bagni.

Sorano di Efeso (98-138 d. C.) era estremamente interessato dall'obesità, che egli indicava con la parola greca "polysarkia", Sorano credeva che l'obesità fosse una malattia cronica con un immediato bisogno di essere curata; egli suggeriva cure che combinavano diete ed esercizi, bagni, salassi, purghe e cambiamenti radicali nello stile di vita.

Claudio Aeliano (170-235 d. C.) descrisse nella sua opera una curiosa tecnica di cura dell'obesità molto simile all'odierna liposuzione. La persona obesa descritta nel testo è Dionisio di Eraclea, che visse nel IV sec. a. C. La ragione della sua obesità era il suo stravagante stile di vita e la sua ghiottoneria. Aeliano riporta che Dionisio si vergognava di se stesso e viveva recluso in una piccola torre dove sviluppò un corpo enorme. Egli soffriva di difficoltà respiratorie per le quali fu sottoposto ad una operazione; i dottori prepararono degli aghi molto lunghi e sottili che inserirono attraverso i fianchi e la pancia di Dionisio, mentre lui dormiva profondamente. Dionisio non ebbe reazioni; ma quando l'ago raggiunse un punto sano del corpo e parte del suo sistema, che non era insensibile come il grasso eccessivo, egli reagì e si svegliò. Purtroppo non sappiamo come andò a finire questa operazione di liposuzione ante-litteram.

Oribasio (325-400 d. C.) visse a Roma e a Costantinopoli, credeva che l'obesità era il risultato di un temperamento umido accompagnato da un'eccessiva flaccidezza: un'estrema umidità può causare obesità non solo nei casi dove appare dalla nascita, ma anche nei casi in cui appare grazie alle cattive abitudini e allo stile di vita. Egli considerava l'obesità come una condizione patologica che necessitava di essere curata attraverso l'emaciazione e la riduzione della massa grassa. Oribasio suggeriva di alterare il “temperamento” da umido a caldo, perché un temperamento caldo rende magro un corpo. Poi, esercizio, dieta, medicinali, bagni, massaggi e l'induzione di una "ansia mentale" possono asciugare il temperamento ed emaciare il corpo. Ezio di Amida (VI sec. a. C.) era un medico che visse a Bisanzio, come altri autori, Ezio concludeva che l' obesità era un forte segnale di un temperamento umido, che non solo poteva essere congenito, ma poteva essere acquisito attraverso le cattive abitudini.

Alessandro Tralliano (VI sec. d. C.) differiva dagli altri autori su alcuni punti riguardo l'eziologia dell'obesità: anch'egli credeva che l'obesità era il risultato dell'alterazione del temperamento, ma egli situava queste alterazioni all'interno dello stomaco. Secondo lui l'obesità era il risultato di : 1) estrema freddezza del temperamento accompagnata da concentrazioni di flemma; e/o 2)temperamento estremamente caldo e/o 3) malfunzionamento dalla facoltà “ritentiva” dovuta sia a temperamenti troppo freddi sia troppo caldi. Nei casi di obesità dovuti all'estrema freddezza del temperamento, il paziente non sentirà sete e necessiterà disperatamente di mangiare e vomiterà umori acidi. Il paziente dovrà essere curato usando l'opposto del freddo, cioè qualsiasi cosa calda esistente. Tali cose sono il vino schietto e i cibi molto grassi come la carne di maiale e le zampe di fagiano. Questi cibi inducono un senso di sazietà e riducono il senso di fame. Nei casi dove l'obesità sia causata da estremo calore, non c'è bisogno di dare al paziente vino, cibo indigesto o cibo con proprietà rinfrescanti come peperoni, salsa di pesce preparata con acqua e caviglie, mammelle, zampe e vulva di vacca. Nei casi dove l'obesità sia il risultato di un malfunzionamento della funzione ritentiva, il medico deve diagnosticare innanzitutto la causa di questo malfunzionamento. Se la facoltà ritentiva è afflitta da una discrasia fredda, il dottore deve usare tutte le cose che possono riscaldare: non solo cibi, ma anche medicine. Tra le verdure il cavolo bollito 3 volte e condito con vino, il gambo delle rape, semola di orzo, semola di riso, grano e farro col vino; fra gli uccelli, pernici, oche e fra gli animali solo agnello e cervo. La maggior parte dei frutti, eccetto l' uva secca, devono essere evitati. Inoltre massaggi e cataplasmi con laudano, con la “medicina di Smirne”, con aloe e assenzio e una bibita fatta con rabarbaro e zenzero. Un potente medicinale è la teriaca. Infine i bagni caldi in acqua di mare sono estremamente utili. Nel caso la facoltà ritentiva sia afflitta da discrasia calda, pane e uova sode, mangiate intorno alle 3 di pomeriggio, sono ottime. Fra le verdure le migliori sono l' invidia, la lattuga, la malva e tra gli uccelli il pollo, petto o zampe di fagiano. Tra i pesci quelli con la carne dura sono i migliori, come il persico di mare, il labro, l'aguglia, polipi e seppie, e tra i crostacei aragoste, capesante e tutti quei molluschi col guscio a chiocciola. Fagioli, fave e riso i migliori legumi, mentre mele, agrumi, uva, meloni, polpa di fico, noci e more sono i frutti più utili. Molti di questi consigli possono essere considerati attuali e gli alimenti trattati li ritroviamo alla base della dieta mediterranea.

Teofilo Protospatario (IX sec. d. C.) fa riferimento all'obesità nei suoi commenti sugli aforismi ippocratici. Egli ritiene l'obesità la responsabile della corruzione delle facoltà naturali che ha sempre esiti immediatamente fatali e di solito porta alla morte. Gli autori concludono che queste antiche idee hanno contribuito alla creazione delle moderne tecniche di cura dell'obesità in cui si raccomanda l'adozione di una dieta mediterranea accompagnata da uno stile di vita sano.

Nel Medioevo la scuola medica salernitana era fautrice di una vita sana, in cui si doveva usare moderazione nell'assunzione del cibo.
In epoca moderna cominciarono a svilupparsi varie scuole di pensiero per il trattamento dell'obesità, a tale scopo vorrei riportare il pensiero, efficace e attualissimo, di Jean Anthelme Brillat-Savarin (Belley, 1º aprile 1755 – Parigi, 2 febbraio 1826), che è stato un politico e gastronomo francese e anche un obeso pentito: “Considero il mio ventre come un terribile nemico. L'ho vinto, bloccandolo a dimensioni maestose, ma per vincerlo ho dovuto battermi. È stata una lotta più che trentennale”. Quali gli insegnamenti tratti? Anzitutto una riflessione sulle cause: “L'obesità è sconosciuta presso i selvaggi e in quei ceti sociali in cui si lavora per mangiare e si mangia unicamente per vivere”. Tra "le principali cause dell' obesità, la prima è la naturale predisposizione dell'individuo. […] La seconda causa fondamentale va ricercata nei farinacei e cereali di cui è costituita l'alimentazione giornaliera. […] Una duplice causa di obesità risiede nell'abitudine di dormire più del necessario e la mancanza di esercizio fisico. […] Un'ultima causa di obesità risiede negli eccessi del bere e del mangiare”. “ Essa ha una influenza negativa sui due sessi, perché è nemica della forza e della bellezza”.

Come si può vedere questi consigli sono attualissimi e validi oggi più che mai, basti pensare che, secondo recenti studi, nel 2025 gli obesi potrebbero diventare 20 milioni (43% della popolazione) ed incidere per il 20% sulla spesa pubblica. Pertanto, è fondamentale l'impegno dei medici e i dei pediatri affinché prescrivano ai pazienti in sovrappeso, diete a basso indice glicemico. Se la metà degli italiani adottasse questo regime, il tasso di obesità in età adulta "diminuirebbe dal 10 al 5%.

Veniamo ora ad una buona notizia!

In uno studio recentissimo condotto dai ricercatori dell'Imperial College di Londra, è stato rilevato che una delle cause dell'obesità e di patologie epatiche consiste nel funzionamento difettoso di una proteina, che agisce come sensore per monitorare i grassi assunti con il cibo: la proteina Gpr120, che si trova sulla superficie delle cellule dell'intestino, del fegato, del tessuto adiposo, è un recettore che si lega alle molecole di acidi grassi, in particolare a quelli insaturi a lunga catena, come gli Omega-3, e ha un ruolo fondamentale in vari meccanismi fisiologici omeostatici, quali l'adipogenesi, la regolazione dell'appetito e la preferenza per gli alimenti. Nell'uomo i livelli di Gpr120 nel tessuto adiposo sono più elevati nei soggetti obesi che in quelli magri; inoltre i soggetti con mutazioni del gene che codifica la Gpr120 tendono ad essere obesi. Speriamo che questa ricerca, possa in un prossimo futuro, portare alla scoperta di nuovi farmaci per combattere questo "flagello dell'umanità".

 
 
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