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Prevenzione cardiovascolare

(a cura di Felice MAIORANA)

 

UNA RIFLESSIONE SUI NUMERI

Dopo la parte introduttiva andremo ad analizzare le dimensioni del problema e vedremo che i numeri sono davvero impressionanti. Forse vi tedierò un poco con queste cifre, però ritengo utile farvele conoscere, perché sicuramente vi indurranno a riflettere e spero a dedicare un po’ più di tempo all’individuazione ed alla cura dei fattori di rischio.
Nessun aspetto della cardiologia è più importante della prevenzione, perché le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte; per questo motivo è fondamentale porre una maggiore attenzione ai fattori di rischio, nell’ambito della prevenzione primaria, la cui individuazione e trattamento può rallentare la progressione dell’aterosclerosi e delle sue varie manifestazioni cliniche, con conseguente notevole beneficio alla salute pubblica.
Si può parlare di una vera e propria epidemia, ogni anno nel mondo muoiono 15 milioni di persone, circa il 30% delle morti per qualsiasi motivo, un numero impressionante, considerato che è come se scomparisse la popolazione di uno stato (al mondo ben 133 stati nazionali hanno una popolazione uguale o inferiore a 15 milioni di abitanti).
Secondo i dati pubblicati nella terza edizione del rapporto “Statistiche delle malattie cardiovascolari in Europa 2008” (un volume pubblicato dallo European Heart Network che raccoglie i dati più recenti su incidenza, prevalenza, cause, effetti e costi economici di queste patologie), in Europa muoiono, per malattie cardiovascolari più di 4,3 milioni di persone e sono causa del 48% di tutti i decessi (54% per le donne, 43% per gli uomini). Nei Paesi membri dell’Unione Europea i morti per malattie cardiovascolari sono ogni anno 2 milioni e rappresentano il 42% del totale dei decessi. Mentre in Europa sono le donne le più colpite, nella Unione Europea sono più colpiti gli uomini, ad eccezione di Francia, Paesi Bassi e Spagna. Nell’Europa centrale e orientale i tassi di mortalità sono generalmente più alti e in aumento rispetto all’Europa del Nord, del Sud e dell’Ovest, dove sia l’incidenza sia la mortalità stanno diminuendo. Anche la morbilità in Europa è altissima: il 23% del carico di malattie è dovuto alle malattie cardiovascolari, percentuale che scende al 17% nei Paesi dell’Unione Europea con mortalità infantile e adulta molto bassa. Per quanto concerne i costi economici le cifre sono enormi: complessivamente, le malattie cardiovascolari sono costate nel 2006 circa 192 miliardi di euro, dovuti per il 57% (circa 110 miliardi) ai costi sanitari, per il 21% alla produttività persa e per il 22% alle cure informali (82 miliardi). Le spese sanitarie dirette ammontano a 223 euro all’anno pro capite: sono le malattie che hanno i costi economici, oltre che umani, più elevati d’Europa.

Le cifre in Italia:
le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte (235.000 vittime/anno) con il 44% dei decessi, la cardiopatia ischemica è responsabile del 28% dei decessi.

• 1.149.000 ricoveri/anno (1986)

• 1.000.000 di italiani soffre di scompenso cardiaco

• 160.000 persone/anno hanno un attacco cardiaco, uno ogni quattro minuti, uno su quattro muore

• Circa 35 milioni di italiani (60-65% della popolazione) sono sedentari incalliti e solo 12 milioni (20%) praticano regolarmente uno sport.

• Ogni italiano può vantare oggi un'aspettativa di vita alla nascita di 77,7 anni per gli uomini e di 83,7 per le donne, che negli anni '50 era in media di 66 anni.
• Se i bambini italiani vantano il primato europeo per l'obesità, i loro genitori invece forse si salvano. Anzi, gli adulti italiani mostrerebbero, oggi, il miglior rapporto peso/altezza in Europa e un tasso d'obesità tra i più bassi del pianeta.

È stato stimato che si verifica:

-  Un decesso dovuto a MCV ogni due secondi.
-  Un infarto ogni cinque secondi.
-  Un ictus ogni sei secondi.

• Si stima che in Italia, annualmente, sono oltre 300.000 gli anni potenziali di vita perduta (PYLL - Potential Years of Life Lost) dai deceduti di età non superiore a 65 anni per patologie cardiovascolari. Coloro, poi, che sopravvivono a una forma acuta di cardiovasculopatia divengono malati cronici, con qualità della vita decisamente ridotta e con alto consumo di risorse assistenziali, nonché farmaceutiche, a carico del servizio sanitario e della previdenza sociale. Dalle fonti dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) emerge che la spesa assistenziale per le pensioni di invalidità è da attribuire per il 31,2% alle patologie cardiovascolari croniche.

• Per le malattie coronariche i tassi di ospedalizzazione negli uomini sono più del doppio di quelli delle donne: per esempio per l’infarto acuto nel 2006, 395,9 ospedalizzazioni per 100.000 uomini contro 156,7 ospedalizzazioni per 100.000 donne. Lo afferma il Rapporto Osservasalute (2009), un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata ieri all'Università Cattolica di Roma. Nell’ultimo anno riportato (2006) i tassi più elevati di ospedalizzazione per malattie ischemiche del cuore si registrano in Campania sia per gli uomini che per le donne (1.493,5 per 100.000 e 560,7 per 100.000 rispettivamente), cui seguono Sicilia (1353,1 per 100.000 e 506,9 per 100.000 rispettivamente), Calabria (1290 per 100.000 e 492,9 per 100.000 rispettivamente) e, più in generale, le regioni del Sud, con tassi di ospedalizzazione particolarmente elevati.

La prevalenza e la mortalità delle malattie cardiovascolari aumenta con l’età, nei prossimi 30-40 anni la popolazione anziana ultr65enne sarà raddoppiata e ciò comporterà un aumento delle malattie cardiovascolari che aumentano con l’età. Il PSR della Regione Campania 2011-2013, recentemente pubblicato, riferisce letteralmente che:” durante il 2007, l’anno più recente per cui l’Istat ha reso disponibili i dati sulla mortalità, in Campania sono decedute 48.403 persone, 24.141 uomini e 24.262 donne: la popolazione regionale mostra la mortalità più elevata, sia tra gli uomini (quasi a pari merito con la Valle d’Aosta) che tra le donne, confermando un differenziale che rimane inalterato da oltre 30 anni. Questo differenziale, per entrambi i sessi, è pari a circa 11 decessi in più ogni 10.000 abitanti, rispetto al valore medio nazionale. Oltre la metà dell’eccesso di mortalità registrato in Campania, tra gli uomini nel 2007, è dovuto soprattutto a cause cardiovascolari. In parte, anche, a diabete, malattie respiratorie e tumori, specie quelli del polmone e del fegato Tra le donne, gli 11 decessi in più, ogni 10.000 abitanti, rispetto all’Italia, sono dovuti soprattutto alle malattie cardiocircolatorie, e in misura minore al diabete, a malattie del digerente, come la cirrosi epatica, ed alle malattie respiratorie”.

L’enormità di tali cifre e la “maglia nera” assegnata alla Campania per la maggior incidenza di malattie cardiovascolari, rispetto alla media nazionale, ci deve aiutare a riflettere ed a concentrare la massima attenzione sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari, soprattutto sull’individuazione dei fattori di rischio sin dalla nascita e dai primi mesi di vita, infatti il bambino si viene a trovare esposto a pericoli ambientali (quali cattive abitudini alimentari imposte dai genitori, inattività fisica, fumo passivo, inquinamento ecc.) su cui, spesso, si da poca o scarsa importanza, ma che si ripercuotono negativamente nell’età adulta. Pertanto, agire nell’infanzia, sulla famiglia per modificare tali comportanti negativi è fondamentale per il mantenimento dello stato di salute, in quanto sono i mezzi migliori per prevenire o ritardare lo sviluppo di malattie come l’aterosclerosi e le sue varie manifestazioni cliniche.
Dobbiamo, quindi, puntare i riflettori sugli stili di vita e le cattive abitudini alimentari ed il ruolo giocato dai Pediatri e dei Medici di Assistenza Primaria è non solo fondamentale ma insostituibile; la mancata o anche la scarsa attenzione al problema diventa quindi imperdonabile e il medico che lo trascuri diventa moralmente colpevole e corresponsabile per le conseguenze future sulla salute che tale trascuratezza possa comportare.
Ragazzi rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo sulla e per la salute !!!

 
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