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Prevenzione cardiovascolare

(a cura di Felice MAIORANA)

 

La Dieta Mediterranea - (32° capitolo)

Dopo aver descritto i principali fattori di rischio modificabili (fumo, ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, obesità) inclusi nello studio Interheart e prima di passare in rassegna gli altri, indicati nello studio stesso: stress, inattività fisica, scarsa assunzione di frutta e verdura e non assunzione di alcool, ci sembra opportuno soffermarci sul concetto di stile di vita, in quanto modificando lo stile di vita possiamo incidere favorevolmente su tutti i nove fattori dello studio.

Secondo la definizione OMS: “lo stile di vita consiste in un modo di vivere impostato secondo modelli di comportamento identificabili, che sono frutto dell'azione reciproca delle caratteristiche proprie di un individuo, delle interazioni sociali con le condizioni di vita di carattere socioeconomico e ambientale. Questi modelli di comportamento vengono continuamente interpretati e vagliati in situazioni sociali diverse e non sono quindi immobili, bensì soggetti al cambiamento. Gli stili di vita individuali, caratterizzati da modelli di comportamento identificabili, possono avere profonde ripercussioni sia sulla salute di una persona che su quella degli altri. Se per migliorare la salute è necessario che le persone siano in grado di modificare il proprio stile di vita, allora è opportuno agire sulle condizioni di vita, sulle condizioni sociali, e non solo su quelle individuali: in pratica su tutte quelle condizioni che interagiscono nella creazione e nella conservazione di questi modelli di comportamento. Tuttavia, è importante riconoscere che non esiste uno stile di vita "ottimale" da prescrivere a tutti: la cultura, il reddito, la struttura familiare, l'età, le capacità fisiche, l'ambiente domestico e quello lavorativo rendono certi modi di vivere e certe condizioni di vita più attraenti, fattibili e adeguati”.

Tutti i programmi terapeutici di prevenzione cardiovascolare prevedono, prima di iniziare un qualsiasi trattamento farmacologico, la correzione degli stili di vita, che possono in alcuni casi comportare una normalizzazione dei parametri alterati che inducono una situazione di rischio (pressione arteriosa, livelli ematici di colesterolo e glicemia, obesità, ecc), in altri casi contribuiscono alla loro normalizzazione, associati ad un appropriato trattamento terapeutico; in ogni caso, prima di iniziare un trattamento farmacologico, va effettuato sempre un opportuno programma individuale che preveda la correzione degli stili di vita. Nell’ambito dei corretti stili di vita, una dieta equilibrata rimane sempre al primo posto e tra queste, certamente la dieta mediterranea conquista il posto d’onore.

La dieta mediterranea, peraltro, lo scorso anno ha avuto un prestigioso riconoscimento, infatti, la quinta sessione del Comitato Intergovernativo dell'UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, ha iscritto la Dieta Mediterranea nella prestigiosa lista. E’ un riconoscimento che premia non solo un tipo particolare di alimentazione, ma tutto lo stile di vita mediterraneo, come esempio da seguire a livello mondiale.
A seguito di questo riconoscimento, la Regione Campania con legge Reg. N.6 del 30/03/12 "Riconoscimento della Dieta Mediterranea", intende valorizzare la stessa, istituendo un osservatorio regionale con funzioni consultive, propositive, di monitoraggio, di programmazione degli interventi di promozione, sviluppo e valorizzazione della dieta mediterranea.

Il termine "Dieta" deriva dal greco dìaita = regime, stile, tenore di vita, ed è sinonimo di alimentazione corretta, sana ed equilibrata. La dieta mediterranea in effetti affonda le sue origini nella storia del nostro paese, pervenutaci per tradizione, nella forma e nelle consuetudini, dalle abitudini alimentari greche. Il termine fu coniato dal dott. Ancel Keys, un nutrizionista americano che, sbarcato a Paestum al seguito della quinta Armata nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, rimase colpito dalle abitudini alimentari della popolazione del Cilento; in particolare giunse alla conclusione che la bassa incidenza di malattie cardiovascolari nelle popolazioni contadine di quella regione, fosse dovuta al tipo di alimentazione che queste popolazioni adottavano per tradizione secolare. Il biologo americano svolse, a partire dal 1957, approfondite ricerche sulle malattie metaboliche in Calabria ( a Nicotera), più tardi in Grecia ( a Creta) ed estese infine nel 1958-61 alla Finlandia, Giappone, ex-Iugoslavia, Olanda e Usa. ( I dati riportati di seguito sono ricavati dagli atti del convegno "Sicilia e dieta mediterranea" tenutosi a Palermo a novembre del 2006).

Le ricerche di Keys e della sua équipe, proseguite per quasi mezzo secolo, hanno fornito i seguenti dati sulla mortalità per cause cardiovascolare: 968 ogni diecimila persone nei paesi mediterranei, contro i 1947 degli altri territori (Finlandia, Slovenia e Velika Krsna nella ex Iugoslavia). Senza addentrarci ulteriormente nei risultati di queste ricerche, che sono assai complesse, ma avvalendoci di quanto ha scritto lo stesso Ancel Keys, la conclusione è che l’alimentazione più salubre, oggi è da ricercare nel complesso degli alimenti tipicamente mediterranei, olio d’oliva, ortofrutta, cereali, legumi e pesce:

olio vergine d’oliva, perché contiene diverse sostanze antiossidanti (tirosolo e idrossitirosolo) e loro derivati idrolizzabili, tocoferoli, carotene, lignani;

frutta, verdure, pane scuro, pasta, cereali integrali, legumi secchi, perché provocano diversi effetti fisiologici (in particolare mettono a disposizione composti fenolici con spiccata azione antiossidante);

pesce, perché apporta acidi grassi Omega3.

La prevalenza di questi alimenti nel costume alimentare mediterraneo fa si che la loro associazione e l'integrazione con altri vegetali riduca il rischio delle malattie cosiddette da benessere. Sulla base dei risultati delle ricerche di Keys e collaboratori e del nuovo orientamento dei consumi è stato completato il concetto di "dieta mediterranea", con il termine di "riferimento", con il quale si intende precisare che gli alimenti indicati devono essere ripartiti durante la giornata con particolari criteri per ottimizzarne gli effetti. Gli stessi ricercatori hanno messo a punto anche l'indice di adeguatezza mediterranea (Iam), che corrisponde al rapporto tra la percentuale di alimenti mediterranei (cereali, legumi secchi e freschi, ortaggi, frutta, pesce, olio d'oliva e di semi e vino) e gli altri alimenti consumati (latte, formaggi, carni, uova, grassi animali e margarine, bevande zuccherine, dolciumi, zucchero).

Da allora numerosi studi si sono susseguiti fino ad oggi, giungendo alla conclusione che questo modello alimentare induce una riduzione della mortalità per tutte le cause. La ricerca ha dimostrato che la dieta mediterranea ha un effetto positivo sulle malattie cardiovascolari e accresce la longevità attraverso la riduzione delle morti da tutte le malattie compreso il cancro. Nel dicembre 2007 è stato pubblicato nell’ Archives of Internal Medicine uno studio prospettico per indagare il modello alimentare mediterraneo in relazione alla mortalità, confermando che la dieta gioca un ruolo benefico per la salute e la longevità. Lo studio è stato condotto su 214.284 uomini e 166.012 donne dal National Institutes of Health-AARP Diet and Health Study seguiti per 10 anni, al termine del quale i risultati confermano che la dieta mediterranea è associata ad una ridotta mortalità per tutte le cause.

La definizione più recente di dieta mediterranea è quella fornita dal Dr. Walter Willett della Harvard School University of Public Health a metà degli anni ‘90: una dieta basata su "modelli alimentari tipici di Creta, gran parte del resto della Grecia, e del sud Italia nei primi anni '60". Come precedentemente descritto, i principi della dieta mediterranea tradizionale possono essere rappresentati in una piramide con l'attività fisica quotidiana alla sua base; infatti, quest'ultima è considerata essenziale per la promozione della salute. In ordine crescente, la Piramide comprende inoltre: l'abbondanza di cibo da fonti vegetali, come frutta e verdura, patate, pane e cereali, fagioli, noci e semi; l'olio di oliva è il condimento principale, i grassi totali variano da meno del 25% a oltre il 35%, con una percentuale di grassi saturi non superiore al 7-8% per cento delle calorie; il consumo quotidiano di piccole o medie quantità di formaggio e yogurt; il consumo settimanale di piccole o medie quantità di pesci; il consumo settimanale di pollame, e da zero a quattro uova a settimana comprese quelle utilizzate in cucina e forno. Minime quantità di dolci e di carni rosse. Alcool, soprattutto vino rosso, può essere consumati con moderazione e durante i pasti.

L’idonea combinazione qualitativa e quantitativa di questi alimenti, permette di prevenire le inadeguatezze nutrizionali per eccesso e per difetto e fornisce nutrienti e componenti alimentari dotati di elevati effetti protettivi grazie alla loro proprietà antiossidante.

In conclusione la dieta mediterranea non solo assume un indiscutibile ruolo preventivo della cardiopatia coronarica, ma anche di molte altre malattie cronico degenerative. Purtroppo, tali abitudini, tipiche delle nostre latitudini, negli ultimi decenni hanno subito una profonda trasformazione; infatti, già dalla seconda metà del secolo scorso la società italiana è passata da una tipologia prevalentemente agro-famigliare ad una prevalentemente industriale-collettiva e pertanto le modificazioni indotte nello stile di vita sono state notevoli, con un forte impatto sul comportamento nutrizionale.

L'apporto di energia giornaliero ha superato di circa 400 kcal il livello raccomandato, in gran parte per l’aumentato consumo di grassi, carni e alimenti dolci. Gli alimenti di origine animale hanno subito un incremento di consumo notevole, specialmente le carni e tra queste in particolare la carne bovina per la quale si è registrato un aumento costante, con una flessione solo negli ultimi anni; anche il consumo di carne suina, di pollame e di carne di coniglio ha raggiunto un sensibile incremento. Per i prodotti della pesca si osserva pure un consumo più elevato, mentre è diminuito quello dei prodotti della pesca conservati. Per quanto riguarda gli alimenti di origine vegetale i consumi sono aumentati moderatamente per il frumento e sono diminuiti per i cereali minori e per il riso. I legumi secchi e alcuni ortaggi (patate, cavoli e cavolfiori) hanno mostrato un incremento iniziale, al quale ha fatto seguito una inversione di tendenza. Per tutti gli altri ortaggi si è verificato inizialmente un costante aumento dei consumi seguito da una contrazione nell’ultimo periodo che ha riguardato mele, pere, pesche e uva. Per tutta l’altra frutta, e in particolare per gli agrumi e frutta d’importazione, si è registrata una costante ascesa nei consumi. I grassi da condimento si sono stabilizzati negli anni più recenti, dopo la forte crescita del consumo nel ventennio ’52-’72; in questo periodo si è avuto un aumento soprattutto per gli oli di semi, mentre incrementi più modesti sono stati registrati per l’olio d’oliva e ancora meno marcati per i grassi animali (burro, lardo, strutto). Per quanto riguarda le bevande alcoliche il consumo di vino, dopo un moderato aumento iniziale, è diminuito decisamente negli ultimi anni. In forte e costante crescita è il consumo di birra e di super-alcolici. L’attività fisica sia lavorativa, sia ricreativa si è ridotta drasticamente. Tutte queste modificazioni unite all’inquinamento ambientale e allo stress, che lo stile di vita attuale comporta, rappresentano fattori di rischio per varie malattie cronico-degenerative. Come è stato riportato si assiste oggi in Italia ad un deciso allontanamento dalla tradizionale Dieta Mediterranea di riferimento italiana.

E' indispensabile una profonda inversione di tendenza ed il medico di assistenza primaria è chiamato in prima linea per proporre ai propri assistiti il modello di dieta mediterranea.

A conclusione dell'articolo si riportano integralmente le conclusioni di una ricerca effettuata dai prof. Iossa e Mancini, che costituisce motivo di profonda riflessione per l'intera società a tutti i livelli: "recentemente si è tentato di stimare il rischio attribuibile a fattori dietetici sia per la patologia oncologica che per quella metabolico-vascolare. La riduzione dei grassi di origine animale e l'aumento dei vegetali nella dieta può ridurre l'incidenza dei tumori del colon e della mammella rispettivamente del 50% e del 27%, con un'efficacia reale di circa il 75% rispetto a quella teorica. Una sostanziale riduzione della prevalenza di obesità nelle donne in postmenopausa, comporta un ulteriore 12% di riduzione del tumore mammario. Inoltre, riducendo l';obesità nelle donne, si potrebbe anche ottenere una diminuzione del 30% dell'incidenza di tumori dell'endometrio. Se al miglioramento delle abitudini alimentari si accompagna l'abolizione del fumo di sigaretta, si potrebbe ottenere una riduzione di circa l'80% dei tumori polmonari, del 60% dei tumori vescicali, del 50% di quelli pancreatici. Un ridotto consumo di alcol associato all'abolizione del fumo di sigaretta, potrebbe addirittura produrre una diminuzione di circa il 90% dei tumori orofaringei e delle vie aeree superiori. Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, se gli uomini e le donne italiane tra i 20 ed i 59 anni, in maggioranza abituati ad alti consumi di grassi saturi e bassi consumi di mono e polinsaturi, modificassero le loro abitudini orientandosi verso la tradizionale alimentazione mediterranea, si potrebbe conseguire in 25 anni una riduzione della mortalità cardiovascolare di circa il 18% (20% in meno di mortalità coronarica e 12% in meno di mortalità da ictus cerebrale). La diminuzione di soli 3g del consumo quotidiano di sale, comporterebbe una riduzione del 5% della mortalità cardiovascolare".

 
 
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