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Prevenzione cardiovascolare

(a cura di Felice MAIORANA)

 

Il ruolo del VINO nella Prevenzione Cardiovascolare - (34° capitolo)

Il vino rappresenta uno dei pilastri su cui poggia da secoli, la dieta mediterranea e giuoca un ruolo importante (insieme all'impiego dell'olio di oliva e all'ampio uso di vegetali) negli effetti protettivi della stessa sulle malattie cardiovascolari. Il termine "vino" deriva dal verbo sanscrito vena (amare), da cui il termine latino “vinum” e il nome latino Venus della dea Venere.

La storia del vino è un pò la storia stessa dell'umanità, risulta quindi difficile rintracciarne con precisione le varie tappe; si ritiene che la data della scoperta della vinificazione possa essere avvenuta nel periodo neolitico, iniziato circa 30.000 anni fa. Pare che la viticoltura sia nata in Mesopotamia, nella cosiddetta mezzaluna fertile situata tra i fiumi Tigri ed Eufrate, dove sono stati rinvenuti orci di terracotta datati 7000 A.C. e contenenti tracce di vino. Nella tradizione ebraica il vino è simbolo della festa e della gioia del Giorno fuori dal Tempo, oltre che segno di alleanza fra Dio e il popolo eletto. Nella Bibbia la vigna viene citata più di 500 volte ed il vino è sempre associato alla gioia di vivere, ad esempio, si riscontra nell’episodio delle nozze di Cana e nel Cantico dei Cantici; nel Talmud, sacro agli Ebrei, è citata la frase: "non c'è gioia senza vino". In una Epistola San Paolo scrive così a Timoteo: Non bere soltanto acqua, ma fa’ uso anche di un po’ di vino, per il tuo stomaco e per le tue frequenti malattie. Gli Egiziani furono maestri e depositari delle tecniche di vinificazione, mentre grazie ai Greci ed ai Fenici il vino entrò in Europa, diffondendosi soprattutto in Italia, Francia e Spagna che ne sarebbero diventate la patria. L’Italia infatti veniva chiamata dai greci "Enotria", terra del vino.

In campo medico le prime testimonianze del suo uso terapeutico risalgono al V, IV secolo a.C. ad alcuni scritti di Ippocrate, che lo consigliava assieme ad altre bevande alcoliche per combattere la febbre, come diuretico, come antisettico e come aiuto nelle convalescenze. E’ certo, inoltre, che per oltre duemila anni, il vino è stato l’unico antisettico utilizzato, sia per disinfettare le ferite, sia per rendere potabile l’acqua. Presso gli Egizi il vino, come farmaco, veniva usato essenzialmente come anestetico locale. In epoca Romana l’uso del vino quale rimedio terapeutico, divenne assai frequente, soprattutto nella preparazione di decotti a base di erbe medicinali. Era anche utilizzato nello svezzamento: verso un anno e mezzo il bambino veniva svezzato con briciole di pane imbevute in vino dolce aromatizzato. La fonte più ricca e dettagliata sull’uso del vino come rimedio, è quella offerta da Galeno, medico personale di Marco Aurelio, che, nel suo De Rimediis dedica un lunghissimo capitolo alla terapia con ricette a base di vino. L’uso del vino a scopo terapeutico, in particolare nella pratica chirurgica, continuò per tutto il Medioevo. I medici della Scuola di Bologna, che già contestavano l’opinione allora largamente diffusa che per il risanamento delle ferite fosse necessaria la suppurazione, erano convinti che una fasciatura imbevuta di vino portasse alla cicatrizzazione e alla guarigione della ferita. Nei secoli successivi, ancora fino alla metà dell’800, famosi clinici tedeschi consigliavano l’uso di piccole quantità di buon vino come stimolante cardiaco.

Oggi, quasi un quinto del vino commercializzato nel mondo è prodotto in Italia, che ne rappresenta il secondo esportatore con una quota del 18% a livello internazionale e detentore, insieme a Francia e Spagna, del 61,7% della quota di mercato globale. Con i risultati finali dell'ultima vendemmia 2010-2011 l'Italia diventa il principale produttore di vino al mondo, superando il primato finora detenuto dalla Francia.

Il vino è una soluzione idroalcolica contenente più di 6000 micro e macro elementi chimici, ottenuto per fermentazione alcolica totale e parziale di uva o mosto d’uva, che in quantità moderata ha un effetto protettivo sul rischio cardiovascolare; nel 1997 il Comitato Regionale Europeo dell’OMS ha precisato il concetto di normale consumo di alcool, inteso come l’assunzione di quattro bicchieri di vino al giorno. Esistono linee guida condivise dalla gran parte della comunità scientifica, che indicano i limiti entro i quali il consumo di alcol si può considerare moderato. È definita moderata una quantità giornaliera di alcol equivalente a non più di 2-3 Unità Alcoliche (36 grammi) per l’uomo, non più di 1-2 Unità Alcoliche (24 grammi) per la donna e non più di 1 Unità Alcolica (12 grammi) per l’anziano. Una Unità Alcolica (U.A.) corrisponde a circa 12 grammi di etanolo; una tale quantità è contenuta in un bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media gradazione, o in una lattina di birra (330 ml) di media gradazione o in una dose da bar (40 ml) di superalcolico. Del resto un moderato consumo di alcool è stato incluso tra i nove fattori presi in considerazione nello studio Interheart, più volte citato nei precedenti articoli, come fattore protettivo del sistema cardiovascolare. Detto ciò, va comunque precisato che tali benefici tendono a scomparire con l’aumento delle quantità di vino o birra assunte, fino a trasformarsi in veri e propri danni. A tale scopo si può riportare una citazione, attualissima, di Eubulus (politico ateniese), che, intorno al 375 a.C, scriveva: “Tre tazze io preparo per gli uomini temperati, una per la salute, che essi vuotano per prima, la seconda per l’amore ed il piacere, la terza per il sonno. Quando questa tazza è vuota, gli ospiti saggi vanno a casa. La quarta appartiene alla violenza”.

Uno degli impulsi maggiori per lo studio scientifico del vino e delle sue proprietà terapeutiche, si è avuto in seguito ad un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista medica «Lancet», dal professor Serge Renaud nel 1992, in cui veniva teorizzato il cosiddetto “Paradosso francese”; secondo questo autore il paradosso nasce dal fatto che in Francia, nonostante l’elevato consumo di cibi ricchi di grassi saturi nella dieta, esiste una bassa incidenza di cardiopatia ischemica, rispetto alla media mondiale, che sembra correlata all’assunzione di alcol e in particolare di vino rosso. L’alcool influenza alcuni parametri lipidici, ma anche alcuni meccanismi della coagulazione e della trombosi. Sul versante coagulativo, si verifica una riduzione dei livelli di fibrinogeno e fattore VII, che sono oggi considerati markers di rischio cardiovascolare. L’alcool, a dosi moderate, ha un’azione antiaggregante, svolgendo una azione “aspirino simile”;a dosi elevate tuttavia, l’alcool svolge una azione pro-trombotica. Sul versante fibrinolitico, è noto che il vino abbia una azione positiva, determinando un aumento delle concentrazioni dell’attivatore tissutale del plasminogeno (t-PA). Numerose ricerche sul vino, in questi ultimi anni rivelano gli effetti positivi, nella prevenzione di alcune patologie, quali: morbo di Alzheimer,osteoporosi (un consumo regolare di vino ha come conseguenza l’aumento della densità ossea e quindi la diminuzione del rischio di sviluppare la malattia), depressione (sottoposti al medesimo stress, i consumatori moderati hanno tendenza ad essere meno depressi degli astemi e dei “forti” bevitori), tumori (sembra che l’assunzione di vino, soprattutto rosso, che contiene polifenoli, faccia diminuire il rischio di cancro), antibatterico (è stato dimostrato che gli adulti non fumatori e consumatori regolari di vino, sono più resistenti a 5 ceppi di virus dell’influenza).

Tra i vari tipi di vino, quello rosso sembra avere maggiori effetti protettivi, in quanto in esso sono contenute sostanze antiossidanti, che vengono liberate dalle bucce degli acini e dai semi, che come è noto, nella vinificazione del vino bianco vengono separate immediatamente dal mosto che è lasciato fermentare senza le parti solide dell’uva. Tra le sostanze contenute nel vino, quelle che esplicano effetto protettivo sono principalmente i polifenoli e in particolare: la epicatechina, la quercetina, il trans-resveratrolo, i flavonoidi, i flavonoli, le antocianine ed i tannini solubili. Il resveratrolo esercita alcuni potenziali effetti cardioprotettivi in vitro, compresa l'inibizione dell'aggregazione piastrinica e la vasodilatazione, aumentando la produzione di NO e determinando l’inibizione degli enzimi infiammatori. I risultati di alcuni studi su animali suggeriscono che alte dosi orali di resveratrolo potrebbero diminuire il rischio di trombosi e l'aterosclerosi, tuttavia in uno studio si è evidenziato un aumento dell'aterosclerosi negli animali nutriti con resveratrolo. Tuttavia, non esiste attualmente alcuna prova convincente che il resveratrolo abbia effetti cardioprotettivi negli esseri umani, in particolare per le attuali quantità contenute in 1-2 bicchieri di vino rosso. I polifenoli hanno elevato potere antiossidante, che li rende in grado di contrastare i processi ossidativi innescati dai “radicali liberi dell’ossigeno” (ROS), che causano l'invecchiamento e alcune malattie (arteriosclerosi, epatite, cancro, cataratta, diabete, trombi, morbo di Parkinson e Alzheimer, dermatiti, distrofia muscolare, ischemia e sclerosi multipla).

Pertanto, alla luce di quanto esposto, il medico di assistenza primaria dovrebbe includere, negli argomenti che compongono un’accurata anamnesi, anche la domanda sul consumo giornaliero di vino e/o alcool. Ciascun assistito dovrebbe, infatti, informare il proprio medico, circa la tipologia e la quantità di alcolici che assume, mentre il compito del medico dovrebbe essere quello di illustrare al proprio assistito i potenziali rischi e benefici derivanti dal consumo di alcool, che vanno valutati caso per caso, alla luce delle patologie concomitanti e della terapia farmacologica in atto. Pertanto, si dovrebbe consigliare, ai bevitori, un moderato consumo di alcool, prevalentemente vino rosso, nei limiti descritti precedentemente, ed invitarli a ridurre i consumi eccessivi, mentre non ci sono studi scientifici che comprovino l’utilità per un astemio di cominciare ad assumere alcool.

Per concludere questo articolo, possiamo parafrasare un famoso proverbio: un bicchiere di vino al giorno toglie il medico di torno.

 
 
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