|
Si sta avviando in tutta Italia la
campagna vaccinale pubblica gratuita contro il Papilloma virus (HPV),
l’agente virale responsabile del cancro della cervice uterina. Il
vaccino è offerto quest'anno a tutte le 280.000 bambine nate nel 1997.
L'Italia è il primo Paese europeo a pianificare una strategia di
vaccinazioni pubblica gratuita contro l'HPV. L’obiettivo della campagna
di vaccinazione è quello di giungere ad una forte riduzione di questa
malattia nelle prossime generazioni. Sarebbe una vittoria senza
precedenti nella guerra contro uno dei più terribili nemici delle donne.
Il Papilloma virus umano: che cos’è e
come si diffonde
Il Papilloma virus (HPV) è l’agente
virale responsabile del carcinoma della cervice uterina, primo tumore
riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come totalmente
riconducibile ad una infezione. Esistono circa 120 genotipi del virus
HPV che infettano l’uomo, un terzo dei quali associato a patologie del
tratto anogenitale, sia benigne che maligne. Dei 120 genotipi, il tipo
16 è responsabile di circa il 50% dei casi di cancro alla cervice
uterina, il tipo 18 del 20% e i restanti genotipi di circa il 30%. I
genotipi 6 e 11 sono responsabili del 90% dei condilomi genitali.
L’infezione da HPV è più frequente nella
popolazione femminile. Si calcola che il 75% delle donne sessualmente
attive si infetti nel corso della vita con un virus HPV, e fino al 50%
con un tipo oncogeno.
Ci vogliono però molti anni perché le
lesioni provocate dall’HPV si trasformino, e solo pochissime delle donne
con infezione da papilloma virus sviluppano un tumore del collo
dell’utero. La maggior parte (70-90%) delle infezioni da HPV è, infatti,
transitoria e guarisce spontaneamente senza lasciare esiti.
Generalmente il tempo che intercorre tra
l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa cinque
anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può
essere di decenni .
Per questo, la prevenzione del carcinoma
è stata basata fino ad ora su programmi di screening, che consentono di
identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano
in carcinoma.
Epidemiologia del tumore della cervice
uterina
Il Carcinoma della cervice uterina con
500.000 nuovi casi l’anno e 250.000 decessi nel mondo, è il secondo più
frequente tipo di tumore maligno della donna.
In Italia ogni anno vengono diagnosticati
circa 3.500 nuovi casi di carcinoma della cervice uterina e circa 1000
donne muoiono a causa di questa patologia.
Negli ultimi vent’anni, grazie ai
programmi di screening, la mortalità per tumore dell’utero è diminuita
di oltre il 50%, passando da 8,6 casi ogni 100 mila donne nel 1980 a 3,7
casi ogni 100 mila donne nel 2002.
La riduzione della mortalità è stata
osservata soprattutto nelle donne più giovani, suggerendo indirettamente
che buona parte di essa sia da attribuire alla diminuita mortalità per
tumore della cervice uterina che insorge in età più precoce rispetto a
quello del corpo dell’utero.
L’importanza della vaccinazione contro l’HPV
Il vaccino contro l’HPV costituisce un
importante strumento di prevenzione primaria
del carcinoma della cervice uterina.
Secondo le informazioni scientifiche oggi disponibili è
sicuro, ben tollerato e in grado di prevenire nella quasi totalità dei
casi l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali
responsabili attualmente del 70% dei casi di questo tumore.
Questo vaccino, al pari di tutti i nuovi
presidi di prevenzione considerati efficaci in Sanità Pubblica, è
utilizzato all’interno di una strategia di offerta attiva ispirata ai
principi dell’efficienza, dell’equità di accesso e dell’uso controllato
per sorvegliare attivamente gli effetti sulla popolazione esposta al
vaccino.
Dovrà essere osservata una particolare
cautela alla somministrazione del vaccino in donne in età fertile,
poiché, sebbene nelle gravidanze insorte durante gli studi clinici dei
due vaccini non sia stato rilevato alcun impatto negativo sulla
fertilità in termini di incidenza di aborti spontanei, morti
intrauterine e anomalie congenite, i dati attualmente disponibili non
sono sufficienti per raccomandarne l’uso in gravidanza.
A chi è
rivolta l’offerta pubblica gratuita del vaccino?
In Italia l’offerta
pubblica gratuita della vaccinazione è rivolta alle bambine tra gli
undici e i dodici anni di età, perché in questa fascia è
massimo il profilo beneficio-rischio.
La somministrazione del
vaccino prima dell’inizio dei rapporti sessuali è, infatti,
particolarmente vantaggiosa perché induce un’efficace protezione prima
di un eventuale contagio con il virus HPV, che si acquisisce di norma
subito dopo l’inizio dell’attività sessuale, e perché la risposta
immunitaria in questa fascia di età è maggiore di quella osservata nelle
donne in altre fasce di età.
E’ allo studio, inoltre, un ulteriore
sviluppo della strategia vaccinale per valutare l’allargamento, in
futuro, dell’offerta attiva anche ad altre coorti di donne (tra i 25 e i
26 anni), preferibilmente in concomitanza con il primo invito
all’esecuzione dello screening attraverso il pap test.
Il vaccino: quali tipi e come vaccinarsi
I vaccini contro il virus Hpv attualmente
disponibili sono due: Gardasil, vaccino tetravalente, che protegge
contro i genotipi 16-18 dell’HPV, responsabili di circa il 70% dei casi
di carcinoma uterino, e i genotipi 6 e 11, responsabili del 90% dei
conditomi, autorizzato all’immissione in commercio dall’Aifa con
delibera del 28 febbraio 2007 (costo al pubblico 171,64 euro), e il
Cervarix, vaccino bivalente, attivo contro i genotipi 16 e 18,
responsabili di circa il 70% dei casi di carcinoma uterino, autorizzato
dall’Aifa con delibera del 29/10/2007 (costo al pubblico 156,79 euro).
I vaccini sono somministrati gratuitamente dalle
ASL alle bambine tra gli undici e i dodici anni, con la somministrazione
per via intramuscolare di
una dose iniziale e due richiami, entro i sei mesi
dalla prima.
Il vaccino è
inoltre disponibile a pagamento in farmacia, previa indicazione e
prescrizione del medico, ed è destinato alle donne che non hanno ancora
contratto l’infezione da HPV.
Prima di ricorrere alla vaccinazione è quindi importante fare un pap
test per essere sicuri di non avere già contratto l’infezione.
E’ opportuno ricordare che il vaccino
affianca ma non sostituisce lo screening periodico della cervice
uterina, attualmente raccomandato per le donne di età compresa tra i 25
e i 64 anni, perchè protegge dalle lesioni causate solo da alcuni
genotipi di HPV oncogeni; per tutti gli altri genotipi oncogeni l’unica
prevenzione resta il pap-test.
I finanziamenti per la campagna vaccinale
Nella Finanziaria 2008 (art.
2, co. 372) sono stati stanziati 30 milioni
di euro come contributo aggiuntivo alle risorse già previste nell’ambito
dei fondi per l’erogazione dei LEA, per favorire la campagna di
vaccinazione pubblica contro il carcinoma della cervice uterina. Altri
40 milioni di euro sono stati reperiti dai capitoli di bilancio del
Ministero della Salute, per la partenza della campagna in tutte le
Regioni/PP.AA. nel 2008.
La prevenzione del carcinoma della
cervice uterina attraverso i programmi di screening organizzato.
Dati dell’Agenzia internazionale per la
ricerca sul cancro relativi 2005 stimano che lo screening mediante pap
test ogni 3-5 anni fornisca una protezione dell’80% rispetto
all’insorgenza del tumore della cervice uterina.
Il Pap test è uno strumento di prevenzione importante
perché consente di identificare non solo le lesioni tumorali molto
precoci della cervice uterina, ma anche quelle precancerose. Si tratta
di uno strumento in grado di ridurre sia la mortalità per carcinoma,
favorendone la diagnosi in una fase precoce in cui il trattamento
sanitario può essere efficace, sia l’incidenza della neoplasia stessa
intervenendo sulla lesione precancerosa prima che evolva in tumore.
In Italia per le donne tra i 25 ed i 64
anni è previsto uno screening triennale che rientra tra i Livelli
essenziali di assistenza. Le Asl di appartenenza con una lettera di
invito comunicano alla donna dove effettuare l’esame, gratis e senza
richiesta del medico. Il test viene effettuato da un’ostetrica,
generalmente presso il consultorio di zona.
Le donne che non rientrano in questa
fascia di età, possono effettuare l’esame presso qualsiasi ambulatorio
della Asl con la prescrizione del medico di famiglia o dello
specialista.
In particolare, dalla rilevazione svolta
dall’Osservatorio Nazionale Screening per conto del Ministero della
Salute sui programmi organizzati di screening cervicale attivi in Italia
nel corso del 2005 è emerso che il numero di donne di 25-64 anni
residenti in zone con programmi di screening attivi è salito da cinque
milioni nel 1999 a 11 milioni nel 2005 (si tratta di circa due terzi
dell’intera popolazione destinataria dello screening).
Solo nel 2005 sono state invitati dai
programmi organizzati oltre 2 milioni e ottocentomila donne. Tuttavia
sono ancora presenti notevoli differenze tra le regioni italiane. Ad
esempio oltre 90% delle donne può fare affidamento sui programmi di
screening nelle regioni del centro ma solo il 50% nel sud e isole.
Differenze esistono anche nel comportamento delle donne che aderiscono:
la partecipazione mostra una forte difformità Nord/Sud, si passa infatti
dal 46,7 % del Nord al 35,6% del Centro al 27,4 % del Sud e Isole.
Al via la campagna di comunicazione
rivolta ai cittadini
Parte dal 23 febbraio la campagna di
comunicazione del Ministero della Salute per sensibilizzare
sull’importanza della vaccinazione.
La prima iniziativa di comunicazione
della campagna sarà la messa in onda di uno spot sui maggiori circuiti
televisivi a diffusione nazionale e locale. Protagoniste del filmato una
madre ed una figlia che parlano del vaccino hpv. In chiusura uno speaker
invita a consultare il sito del Ministero della salute per gli
approfondimenti sull’argomento.
E’ stata realizzata anche una versione
radiofonica dello spot che sarà diffusa sulle principali emittenti
nazionali e locali.
Per l’ulteriore diffusione a livello
locale lo spot sarà, successivamente, messo a disposizione delle
Regioni.
Ministero della Salute
Comunicato stampa n. 47 |