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Farmaci a pagamento nelle
farmacie |
8 novembre 2007, ANSA
Dal prossimo
19 novembre i cittadini, se non arriverà un impegno del
governo per la eliminazione di una norma del Bersani Ter,
potrebbero trovarsi nella condizione di
pagare di tasca propria
tutti i farmaci, compresi quelli della fascia A.
Un emendamento, passato alla Camera e ora fermo al
Senato, all’interno della “terza lenzuolata” sulle
liberalizzazioni, ha fatto scattare la protesta dei
farmacisti. Questi non accettano che anche i medicinali
con ricetta della fascia C (quelli a pagamento dei
cittadini), vengano venduti nei corner della grande
distribuzione. Il mercato di questa fetta di farmaci
ammonta a circa tre miliardi di euro e fra questi
prodotti ci sono anche i sonniferi, gli psicofarmaci, la
pillola del giorno dopo e gli anticoncezionali. Prodotti
che si aggiungono a quelli di automedicazione.
Il ministro della
Salute, Livia Turco, si era diverse volte
pronunciata a favore dell’eliminazione di questo
emendamento e i farmacisti confidano in una sua
intercessione. Contro il provvedimento che farmacisti
hanno trovato una posizione di grande compattezza: in
una conferenza stampa congiunta si è presentato il
vertice di Federfarma,
(l’associazione che rappresenta quasi 17mila farmacie
private), l’Assofarm, (la rappresentanza delle farmacie
comunali), e la Fofi, (l’ordine dei farmacisti).
L’azione decisa riguarda solo le farmacie private, ma
comporta di fatto l’uscita dalla convenzione con il
Servizio sanitario nazionale, scaduta da nove anni. Un
meccanismo di assistenza indiretta ha un precedente in
Campania, dove la protesta era stata però indetta per
ragioni economiche.
Preoccupate le associazioni di consumatori che tuonano
contro questa iniziativa che penalizza i cittadini.
Alcuni malati infatti si troveranno in gravi difficoltà
economiche ad anticipare cifre anche importanti a causa
dell’assistenza indiretta.
Adiconsum,
Cittadinanzattiva, Movimento consumatori, Movimento
difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori
invitano i ministri Turco e Bersani e il Parlamento “a
respingere questo aut-aut inaccettabile”.
Le cinque associazioni dei consumatori ricordano,
inoltre, quanto denunciato da molti anni, e cioè che
sono le farmacie a essere diventate dei veri e propri
bazar, “in cui accanto ai farmaci si vendono prodotti
cosmetici e di bellezza, spesso con ingannevoli promesse
di riduzione di peso e cellulite, giocattoli e
calzature, ecc”. Contro
la protesta anche l’Associazione dei liberi farmacisti
che spinge per una liberalizzazione che lasci
spazio oltre i limiti rigidi del numero dei titolari
previsti per legge.
I farmacisti, da parte loro, propongono al Governo un
piano per aumentare la concorrenza nel settore: un
aumento di 2.200 nuove farmacie (20 per cento in più
rispetto ad oggi), orari più lunghi di apertura e nuovi
criteri per la nascita di nuovi esercizi in piccole
realtà disagiate.
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