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Dal tavolo tecnico, istituito dal Ministro della Salute, le proposte per migliorare ulteriormente il
servizio offerto dalle farmacie (Comunicato Stampa)
A breve potrebbero essere aperte in
Italia circa 2.000-2.200 nuove farmacie,
che porterebbero il numero complessivo delle farmacie in Italia a circa
20.000 (quasi il 20% in più rispetto a oggi). Con le nuove aperture le
farmacie risponderebbero ancora meglio alle esigenze della popolazione
non solo nelle grandi città e nei piccoli centri, ma anche in luoghi dove si registrano notevoli flussi di popolazione,
come i grandi centri commerciali, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, gli snodi autostradali.
Tale risultato sarà possibile se il Governo accoglierà le proposte formulate dal tavolo
tecnico, istituito presso il Ministero della Salute, su preciso incarico del Ministro
Livia Turco, al quale hanno partecipato, oltre a F.O.F.I., FEDERFARMA, ASSOFARM e
tecnici del Ministero della salute, anche rappresentanti delle Regioni e del Ministero
dello sviluppo economico.
Le proposte condivise sono le seguenti:
Riduzione del numero di abitanti
necessario per l'apertura di una
farmacia. Oggi la legge prevede
l'apertura di una farmacia ogni 5.000
abitanti nei comuni con meno di 12.500
abitanti e di una farmacia ogni 4.000
abitanti nei Comuni con più di 12.500
abitanti. Il tavolo propone di
consentire in tutti i Comuni
(indipendentemente dal numero dei
residenti) l'apertura di una farmacia
ogni 3.800 abitanti.
Possibilità di aprire una farmacia
anche senza rispettare il requisito del
numero minimo di abitanti, nel caso la
farmacia più vicina sia difficilmente
raggiungibile. Tale soluzione potrebbe
essere applicata nei nuclei con almeno
1.000 abitanti. La nuova farmacia
dovrebbe essere situata almeno a 1.500
metri di distanza da una farmacia già
esistente;
Possibilità di garantire il servizio
farmaceutico, nei piccolissimi centri,
dove una farmacia non potrebbe
sopravvivere tramite l'apertura di un
dispensario farmaceutico, cioè di una
piccola succursale della farmacia più
vicina;
Apertura di farmacie negli
aeroporti, nelle principali stazioni
ferroviarie e nei grandi snodi
autostradali;
Apertura di farmacie nei grandi
centri commerciali;
Snellimento delle modalità di
assegnazione delle 2.000-2.200 nuove
farmacie. Oggi, la legge prevede una
procedura complessa basata su un
concorso per titoli ed esami; in molte
Regioni i concorsi vengono bloccati da
lungaggini burocratiche e da ricorsi.Il
tavolo propone di introdurre un metodo
di assegnazione basato solo sui titoli
dei candidati. Il primo concorso, dopo
l'entrata in vigore della nuova
normativa, verrebbe riservato
esclusivamente ai farmacisti non
titolari e ai farmacisti rurali
sussidiati (cioè ai titolari di farmacie
situate nei centri con meno di 3.000
abitanti). Non parteciperebbero al
concorso, facendo quindi un passo
indietro, i titolari di farmacie urbane,
e anche i comuni rinuncerebbero a
esercitare il diritto (oggi previsto
dalla legge) di acquisire direttamente
la metà delle farmacie disponibili. In
tal modo si avrebbero oltre 2.000 nuovi
titolari di farmacia. Inoltre, le
farmacie dei piccoli centri verrebbero
riservate ai giovani farmacisti che
avrebbero così la possibilità di fare
esperienza in situazioni dove la
farmacia costituisce spesso l'unico
presidio sanitario sempre accessibile;
Introduzione di maggiore
flessibilità negli orari di apertura
delle farmacie, in linea con quanto
richiesto dall'Antitrust;
Eliminazione, a cura dell'AIFA entro
tre mesi, dell'obbligo di ricetta medica
per i farmaci di uso consolidato e che
danno sufficienti garanzie di sicurezza,
al fine di ampliare la gamma di
medicinali che possono essere venduti
nelle parafarmacie e nei supermercati.
Queste misure consentirebbero di:
aprire in tempi rapidi circa
2.000-2.200 nuove farmacie, risolvendo
tutti i possibili problemi del servizio
farmaceutico (dovuti, ad esempio, ai
ritardi nei concorsi o alla difficoltà
di seguire gli spostamenti della
popolazione).
garantire nuovi sbocchi
occupazionali e possibilità di crescita
professionale a molti farmacisti che
oggi aspirano alla titolarità.
Le conclusioni del tavolo tecnico sono state
illustrate e consegnate al Ministro della
Salute Livia Turco che ha espresso il
proprio apprezzamento per il lavoro svolto,
nell'interesse della collettività.
Per Giacomo Leopardi, presidente F.O.F.I.,
"Le farmacie costituiscono oggi una rete di
presidi sanitari, presenti in modo capillare
sul territorio, in grado di dare alla
collettività le massime garanzie di
sicurezza, affidabilità, accessibilità,
capacità di risolvere i problemi dei
cittadini. Con le proposte elaborate dal
tavolo, le farmacie confermano la propria
disponibilità e capacità di adeguare il
proprio servizio alle esigenze della
popolazione, mutate nel tempo. Al contrario,
la deregolamentazione selvaggia
comporterebbe lo smantellamento del sistema
con effetti negativi per i cittadini."
Secondo Giorgio Siri, presidente FEDERFARMA,
"I titolari di farmacia ritengono
indispensabile che il sistema si autoriformi
per rispondere ai bisogni reali della
popolazione. Il Ministro della salute ha
apprezzato le proposte del tavolo e noi lo
ringraziamo per l'impegno a difesa del
servizio sanitario pubblico. Tuttavia,
qualcuno all'interno del Governo sembra
avere un'idea diversa e volere una
deregolamentazione selvaggia. Questo
vorrebbe dire fare carta straccia della
convenzione farmaceutica, cioè dell'accordo
che consente ai cittadini di ritirare i
farmaci del SSN gratuitamente in farmacia.
Se il Governo non mostrerà di voler
procedere sulla via tracciata dal tavolo
tecnico, saremo costretti nostro malgrado a
prendere atto della decisione unilaterale
dello Stato di disdire la convenzione
farmaceutica. Di conseguenza, da lunedì 19
novembre, i cittadini dovrebbero pagare le
medicine di tasca propria."
Per Venanzio Gizzi, presidente ASSOFARM,
"l'articolo 2 del disegno di legge
Bersani-ter (la cosiddetta terza lenzuolata),
nel prevedere la possibilità di vendere nei
supermercati e nelle parafarmacie anche i
medicinali con ricetta medica, se approvato,
determinerebbe uno stravolgimento del
sistema. Le farmacie non sarebbero
certamente in grado di garantire servizi
aggiuntivi, ma forse non sarebbe loro più
possibile garantire le prestazioni attuali
(pronta disponibilità di tutti i farmaci,
prenotazione di visite ed esami, consegna a
domicilio, ecc.)."
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