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Ministero della Salute, Comunicato stampa
del 19 dicembre 2007
Anche a seguito del clamore suscitato dai
casi di meningite registrati in questi ultimi giorni, ed in particolare
in Veneto, si ritiene utile fornire un quadro complessivo della
situazione sia dal punto di vista epidemiologico che di quello della
prevenzione e del controllo della malattia, al fine di scongiurare un
ingiustificato allarmismo tra i cittadini. E' bene sapere che, nonostante la
meningite sia in costante diminuzione, ogni anno in Italia si verificano
circa 900 casi di meningite batterica. Si tratta di una malattia
infettiva grave, ma curabile, anche se si presenta con una mortalità
significativa nella sua forma fulminante (1-5% dei casi), come è
accaduto nel caso del focolaio epidemico del Veneto provocato dal
batterio Meningococco di gruppo C. Dei 900 casi italiani
circa un terzo è causato dal Meningococco (prevalentemente di gruppo C),
un altro terzo da Pneumococco, mentre gli altri casi per oltre la metà
erano causati dal batterio Emofilo, ormai controllato grazie alla
vaccinazione specifica di massa dei neonati già attiva in Italia da 7
anni. L’altra metà (circa un sesto dei casi) è invece causata da diversi
batteri non particolarmente gravi. Il Meningococco è in ogni caso un
frequente abitante della nostra gola: in oltre il 10% degli individui è
presente senza dare alcun problema; meno dell’1% degli infetti ha invece
un rischio concreto di sviluppare la malattia e, tra questi, solo una
quota tra l’1 e il 5% rischia la morte.
La maggioranza delle persone, non è
quindi sensibile alla meningite e solo in casi rari questo batterio
diventa aggressivo e può provocare la malattia. Il contagio avviene da persona a persona
con contatti stretti, in ambienti affollati mentre il batterio non
riesce a sopravvivere nell’ambiente, né in alimenti, bevande o su
oggetti: per questo non sono efficaci disinfezioni ambientali e non
v’è un rischio epidemico che oltrepassi il circuito dei contatti stretti
dei casi. Anche in questi ultimi eventi il contagio
è prevenibile con l’apposita profilassi antibiotica. Episodi epidemici sono assolutamente
infrequenti, mentre la maggioranza dei casi del nostro Paese si presenta
come casi sporadici. In Italia, in confronto con gli altri
paesi Europei ed extraeuropei, la meningite ha una incidenza molto
bassa, in progressiva diminuzione, anche grazie alla diffusione della
vaccinazione. Mentre grandi epidemie di meningite sono ancora presenti
in Africa, America latina ed Asia. Va anche detto che il focolaio epidemico
Veneto è anche il prodotto di una concomitanza accidentale di diversi
fattori predisponenti: locali affollati, contatti stretti e presenza di
molti individui non vaccinati e provenienti da zone del mondo ad alta
suscettibilità alla malattia. La reazione dei Servizi di Sanità
pubblica è stata comunque appropriata e tempestiva seguendo le linee
guida nazionali ed internazionali, anche grazie alla pronta
identificazione del germe offerta dal laboratorio di Padova:
l’intervento di profilassi è stato massiccio così come l’avviso alla
popolazione. Il focolaio veneto non può generare
ulteriori casi perché è trascorso il massimo tempo di incubazione dalla
comune esposizione del gruppo a rischio e quindi è giusto affermare che
il focolaio è sotto controllo e non vi sono rischi per la popolazione
non esposta a quello specifico contagio. Questa affermazione si basa su oltre
venti anni di dati prodotti dallo speciale sistema di sorveglianza
meningiti coordinato tra le Regioni dal Ministero della salute e
dall’Istituto Superiore di Sanità: il sistema infatti raccoglie
sistematicamente dati sui nuovi casi e sulla loro etiologia e sulla
tipizzazione dei vari ceppi batterici che hanno causato le malattie. Il sistema, accessibile universalmente
via web –www.epicentro.iss.it – mostra due forme endemiche di questa
malattia che si sviluppa prevalentemente nei mesi freddi:
piccoli focolai epidemici di pochi
casi intorno a un luogo pubblico: ed è il caso del focolaio Veneto)
casi sporadici che costituiscono la
stragrande maggioranza dei casi: come quelli che si stanno
registrando in diverse parti del Paese (Roma, Napoli, Milano) e che
rientrano nella assoluta normalità epidemiologica della meningite in
Italia.
Infatti la maggioranza delle infezioni da
Meningococco è asintomatica e non patogena e soltanto raramente il germe
riesce a provocare una meningite
Nei mesi invernali quindi ci si attende
casi di meningite quali quelli segnalati in più città in questi giorni
ed è logico aspettarsi numerose altre segnalazioni, almeno fino alla
fine del prossimo mese di aprile.
L’ATTIVITA’ DI PREVENZIONE E IL NUOVO
PIANO VACCINI
La prevenzione della meningite si attua
con due azioni:
- la pronta identificazione dei casi e
la profilassi antibiotica dei contatti stretti dei casi (stesso
locale, stessa casa, stessa classe scolastica)
-
oggi esistono tre vaccini
antimeningiti:
1.
vaccino contro l’Emofilo già offerto attivamente ad oltre il 95%
dei nuovi nati in Italia
2.
vaccino contro lo Pneumococco da tempo disponibile in Italia ed
offerto attivamente almeno sulla metà del territorio italiano e di
prossima estensione in tutta Italia.
3.
Vaccino contro il Meningococco di tipo C da tempo disponibile in
Italia ed offerto attivamente almeno sulla metà del territorio italiano
e di prossima estensione in tutta Italia Per questi due ultimi vaccini, infatti,
il Ministero sta concordando con le Regioni l’offerta universale attiva
e gratuita a tutti i nuovi nati da inserire nel nuovo Piano Nazionale
Vaccini che vedrà luce il prossimo mese come accordo LEA Stato-Regioni. Il sistema salute quindi affronta sempre
seriamente il problema meningite nel Paese con uno sforzo congiunto dei
servizi sanitari e dei pediatri, sforzo che comunque non elimina il
problema in tempi brevi, ma conduce ad un progressivo e costante
controllo della malattia e comunque ne riduce i danni nelle fasce della
popolazione più colpite. Il focolaio del Veneto si è verificato in
una popolazione, prevalentemente proveniente da Paesi ad alta
suscettibilità per la malattia, aggregata in un momento di considerevole
stress fisico e, presumibilmente in presenza di un ceppo di Meningococco
particolarmente aggressivo, che ha favorito un’evoluzione assolutamente
infrequente ed infausta di questa malattia. La reazione dei servizi sanitari del
Veneto, concordata con il nostro CCM, è stata anche un esempio di buona
pratica nella sorveglianza e controllo delle malattie, come si evince
chiaramente da: - la rapidissima diagnosi clinica e di laboratorio - l’immediata attivazione della ricerca dei soggetti esposti - la massiccia azione di profilassi antibiotica a circa un migliaio
di soggetti esposti Dobbiamo comunque essere pronti a
contrastare questa malattia, ma anche confidenti che l’attuale sistema
di sorveglianza e controllo offre le migliori protezioni possibili al
momento. La massiccia diffusione degli attuali
vaccini antimeningite per la prima infanzia contribuirà con il tempo a
ridurre sostanzialmente il rischio di contrarre questa malattia che, per
le sue caratteristiche, non è al momento totalmente eliminabile in
nessuna parte del mondo. |